Zebio Còtal: l’incontro tra Guido Cavani e Gino Covili

A cinquant'anni dalla prima edizione del romanzo Zebio Còtal dello scrittore modenese Guido Cavani, esce una nuova versione del libro con le illustrazioni di Gino Covili: si tratta di 32 immagini inedite oggetto di una mostra a Serramazzoni aperta fino al 31 agosto. Protagonista la vita contadina del Frignano di qualche decennio fa.

In occasione del cinquantesimo anniversario dalla prima pubblicazione di Zebio Còtal, il romanzo capolavoro dello scrittore modenese Guido Cavani (1897-1967), esce una nuova edizione del libro corredata dalle illustrazioni del grande pittore pavullese Gino Covili (1918-2005). Il libro di Cavani e le immagini di Covili (disegni, acquerelli e opere tecnica mista) sono oggetto anche di una mostra che si tiene presso la Casa del Volontariato di Serramazzoni dal 2 al 31 agosto.

Si tratta di un incontro “postumo” tra due modenesi protagonisti della storia dell’arte e della letteratura che hanno posto entrambi la gente e la terra del Frignano al centro della propria opera. Covili nel 1973 lesse il romanzo e lo sentì così vicino al suo mondo e alla sua sensibilità artistica che volle reinterpretarlo a suo modo, dipingendo un ciclo di 32 opere, rimaste inedite fino ad oggi.

Ambientato sulle colline del Frignano, e precisamente a Pazzano, fra Serramazzoni e Pavullo, il romanzo racconta le vicende di una povera famiglia contadina, le cui sofferenze sono aggravate dalla brutalità di Zebio, il “padre-padrone”, indurito dalla vita. Con sei figli da mantenere, una moglie malaticcia e un piccolo podere su una costa brulla, Zebio è il prototipo del contadino scorbutico, cupo, rissoso, amaro, chiuso, rancoroso, solitario e incapace di affetti. L’ambiente in cui vive e si muove è uno spazio contadino misero, spietato, faticoso, gretto, che stride con la bellezza dei paesaggi montani abilmente descritti da Cavani. Zebio è un personaggio totalmente disilluso, che vede la vita degli uomini come parassitaria, crudele, affidata alla forza e agli istinti più che all’amore e ai diritti, fatta di apparenze più che di verità, falsa tanto nel bene quanto nel male. E nei suoi dipinti Covili riprende lo Zebio di Cavani descrivendone la solitudine interiore, le serate passate all’osteria dopo una dura giornata trascorsa nei campi, bevendo il vino traditore che gli toglie il senso della realtà, o forse che gliela fa dimenticare per un po’. Covili dipinge i litigi furenti di Zebio con la moglie, come in una scena in cui questi rientra in casa come una belva bestemmiando e tirando pugni sul tavolo. Tanti frammenti neorealisti di una vita irta di difficoltà, ambientata nell’Appennino modenese di qualche decennio fa, ma che descrive situazioni che accadevano più o meno simili in qualunque altra parte d’Italia.

La nuova versione del libro Zebio Còtal è stata edita da CoviliArte, una società costituita nel 2000 per promuovere, sostenere e diffondere la conoscenza dell’opera di Gino Covili. CoviliArte allestisce e coordina anche l’organizzazione di mostre e manifestazioni dedicate all’opera ed alla figura dell’artista per conto di gallerie, musei ed istituzioni pubbliche, in Italia ed all’estero.
Il nuovo volume è curato da Fabio Marri e Werther Romani, docenti dell’Università di Bologna, mentre la prefazione è di Giorgio Bàrberi Squarotti, uno dei maggiori italianisti. Nel libro viene riportata anche la presentazione al romanzo che Pier Paolo Pasolini scrisse nel 1961 per le edizioni Feltrinelli. La primissima edizione del romanzo venne fatta stampare da Guido Cavani a sue spese in pochi esemplari, da regalare agli amici. L’editore in questo caso era Ferraguti.

Le 32 illustrazioni di Gino Covili dedicate a Zebio Còtal sono esposte per la prima volta a Serramazzoni in una mostra che inaugura sabato 2 agosto, alle 18. La mostra rimane aperta fino al 31 agosto dal lunedì al giovedì dalle 17 alle 22.30, dal venerdì alla domenica dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 23.30. L’ingresso è libero.

L’iniziativa è promossa dal Comune di Serramazzoni e da CoviliArte con il patrocinio della Provincia di Modena e della Comunità Montana del Frignano.

Sono state inoltre organizzate alcune interessanti iniziative collaterali, tra cui una visita guidata ai luoghi frignanesi descritti da Cavani nel romanzo Zebio Còtal con la lettura di brani. Poi, in occasione della sagra di Pazzano il 16 agosto alle 21, l’attrice Franca Lovino legge brani del romanzo Zebio Cotal e poesie di Guido Cavani, con una proiezione di suggestive fotografie realizzate da Mario Toni, ispirate ai luoghi tanto cari allo scrittore modenese. Il 31 agosto la mostra chiude con un intervento di Lorenzo Barani.

Guido Cavani è modenese di nascita ma montanaro d’adozione. Lo scrittore modenese ha trascorso parecchie estati a Pazzano e ha amato così tanto quella terra che ha poi voluto farsi seppellire a Serramazzoni. La sua biografia è per certi versi kafkiana, avendo lavorato come impiegato per tutta la vita e scrivendo solo nel tempo libero. Dopo la prima guerra mondiale viene infatti assunto al Comune di Modena dove resta con varie mansioni fino alla pensione. Esordisce come poeta nel 1923 con le “Liriche campagnole” e dopo altre opere pubblicate da Ferraguti (nel 1933 “La terra” e nel 1950, “Solitudini”), nel 1958 esce lo “Zebio Còtal” sua prima opera in prosa, che rimane il suo capolavoro. Il romanzo si impone a livello nazionale nel 1961 con l’edizione di Feltrinelli presentata da Pier Paolo Pasolini. Nel 1963 esce un secondo romanzo, “Il fiume” e nel 1967 i “Racconti in penombra”.

Gino Covili è nato nel 1918 a Pavullo dove è morto nel 2005. Il rapporto tra l’artista e il Frignano è stato intenso: Covili ha guardato alla sua terra con l’affetto di un figlio e con l’occhio del visionario ne ha esplorato gli aspetti esteriori ma anche quelli psicologici, tra credenze e tradizioni. La sua prima esposizione è stata a Bologna, nel 1964, ma la rivelazione è avvenuta a Milano nel 1968. Covili è stato pittore di cicli, come nel caso delle opere dedicate a Zebio Cotal. Tra il ’73 e il ’77 dipinge “Gli esclusi”, 139 opere nate dalle visite all’ospedale psichiatrico di Gaiato. Di vent’anni dopo è la serie dedicata a “Francesco”, il santo ribelle, e dello stesso periodo è il ciclo de “L’ultimo eroe”. Tra il ’96 e il ’98 realizza le 58 opere del “Paese ritrovato”, recuperando la memoria della Pavullo di sessant’anni prima. Le mostre a lui dedicate si susseguono tutt’ora, l’ultima è di quest’anno a Caserta, con il ciclo completo degli “Esclusi”. Da ricordare al Foro Boario di Modena nel 2006 l’esposizione Gli occhi della vita, il grande tributo della città e dell’intera provincia all’artista, un anno dopo la sua morte.

Pubblicato: 30 Luglio 2008Ultima modifica: 25 Febbraio 2020