Mercoledì 18 luglio il Consiglio provinciale ha approvato il cosiddetto Programma triennale 2007-2009 per il Sistema integrato dell’istruzione, della formazione professionale, dell’orientamento e delle politiche del lavoro, sulla base dell’intesa e degli indirizzi formulati dalla Regione. Si tratta del piano che definisce le linee strategiche per la valorizzazione delle risorse umane del territorio modenese attraverso la formazione professionale e le politiche del lavoro.
Il piano triennale in oggetto delinea le strategie di intervento per l’utilizzo dei circa nove milioni e 160 mila euro all’anno per il periodo dal 2007 al 2009 che provengono in parte dal Fondo Sociale Europeo (sette milioni e 160 mila relativi alla programmazione FSE 2007-2013) e in parte da fondi nazionali (circa 2 milioni relativi alle leggi 236/1993 e 53/2000). Il contributo derivante dal Fondo Sociale Europeo è purtroppo diminuito di circa il 40 per cento in seguito ad una già prevista diversa distribuzione delle risorse conseguente all’allargamento dell’Unione Europea.
Nel documento si può leggere anche un riepilogo della attività svolte nel periodo di programmazione FSE dal 2000 al 2006. In tale arco di tempo la Provincia ha approvato 2.471 progetti di orientamento o di corsi di formazione (su un totale di 4.211 proposte valutate) e di questi ne ha realizzati 2.403. Oltre 40.000 giovani hanno usufruito di servizi di formazione orientativa nell’obbligo scolastico e nell’obbligo formativo. Oltre 3.500 sono stati gli allievi di corsi di formazione post-diploma e quasi 600 quelli di corsi post-laurea. La quota più rilevante di partecipanti tuttavia ha riguardato la formazione in età adulta, con quasi 55.000 utenze, delle quali oltre 28.000 per la formazione continua e 11.000 per l’educazione permanente. Il reinserimento occupazionale, infine, ha coinvolto oltre 3.600 utenze adulte, cui si aggiungono 2.700 utenze in condizione di svantaggio e quasi 2.000 utenze in condizione di handicap. La presenza femminile tra gli allievi dei programmi di formazione ha raggiunto circa il 47% mentre i cittadini stranieri partecipanti hanno superato nel 2006 il 10% degli iscritti totali.
“Con il piano precedente abbiamo raggiunto l’obiettivo che era quello di mantenere i giovani nel sistema scolastico almeno fino ai 16 anni – spiega Silvia Facchini, assessore provinciale all’Istruzione – oggi puntiamo a sostenere l’obbligo di istruzione fino a 16 anni e a promuovere l’innalzamento delle competenze delle persone e delle imprese con politiche dell’istruzione e della formazione integrate con quelle di sviluppo locale, dell’economia e del welfare. L’obiettivo è uno sviluppo compatibile del territorio che concili l’innovazione con la coesione sociale, la crescita con la sostenibilità”. E due sono le direzioni prioritarie delle politiche del lavoro, come aggiunge l’assessore provinciale Gianni Cavicchioli: “Il nostro compito è, da un lato, favorire il miglior raccordo tra chi genera il lavoro e chi lo cerca, utilizzando come strumento privilegiato i Centri per l’impiego che sono l’osservatorio migliore per monitorare l’evoluzione della domanda e dell’offerta. Dall’altro, investire molto sul fronte della sicurezza e della regolarità, stipulando con il mondo imprenditoriale un patto per la legalità contro il lavoro nero”.
Le vie di sviluppo del piano triennale partono da una necessaria e precisa analisi della situazione socio-economica della nostra provincia e della relativa situazione scolare. I dati più rilevanti in questo ambito che sono elencati nel documento sono:
– la popolazione modenese è cresciuta di circa il 9% nel periodo dal 2000 al 2005, un aumento dovuto a fenomeni migratori soprattutto da paesi stranieri il che implica che le politiche di accoglienza, integrazione sociale e formazione lavorativa rappresentino una evidente priorità
– continua il progressivo invecchiamento della popolazione e quindi assumono sempre maggiore importanza i servizi socio-assistenziali e la relativa formazione professionale
– le modalità dello sviluppo del sistema economico provinciale vedono ancora un ruolo trainante del settore meccanico, elettrico e d’automazione, mentre ceramica e tessile-abbigliamento, già interessati da processi di significativa riorganizzazione, hanno perso nel corso del 2006 tra il 2,0% (ceramica) e il 4,9% (tessile) di occupazione
– la situazione scolare vede Modena sotto la media nazionale (e a quella dei paesi industrializzati) per numero di laureati e con un certo sbilanciamento verso le aree giuridico-economiche e umanistico-economiche in rapporto a quelle ingegneristiche e scientifiche, mentre per quanto riguarda il numero di diplomati la situazione modenese è in linea con la media nazionale con l’istruzione tecnica (42,6% della popolazione scolastica superiore, contro il 26,5% dei licei) tradizionalmente superiore nella nostra provincia alle medie regionali e nazionali.
L’analisi congiunta dei fenomeni economici e scolari del nostro territorio porta a ritenere che rappresenti una priorità essenziale per il sistema locale il potenziamento della filiera dell’istruzione e formazione tecnico-scientifica, con particolare attenzione ai saperi connessi alla diffusione delle nuove tecnologie, all’innovazione applicata ai prodotti, ai materiali, ai processi, alle organizzazioni produttive e sociali.
Le dinamiche del mercato del lavoro locale invitano poi a porre al centro dell’azione politica le iniziative volte a sostenere qualità e stabilità del lavoro, contro la precarizzazione, unitamente a interventi specifici a sostegno dell’occupazione e per la riqualificazione, soprattutto femminile, nelle aree a maggiore criticità, e con una attenzione specifica ai settori tessile-abbigliamento e ceramico, e ai distretti nord, carpigiano, e sassolese. Anche gli interventi per l’adattabilità ad accesso individuale devono essere sostenuti, per assicurare la possibilità di effettuare transizioni positive in un mercato del lavoro sempre più dinamico.
Il programma triennale 2007 – 2009 formazione e lavoro fa fronte a tutte queste problematiche e si articola in 3 assi di interventi sintetizzati secondo 3 principi: adattabilità, occupabilità e inclusione.
Nell’adattabilità, a cui sono destinati 5 milioni e 300 mila euro annui, rientrano le azioni per la qualificazione e la riqualificazione delle persone occupate (con particolare attenzione agli over 45, alle professionalità con bassa scolarità e ai lavoratori non subordinati), i servizi di ricollocamento nel mercato del lavoro delle persone espulse, la promozione della qualità, regolarità e sicurezza del lavoro, il sostegno al ricambio generazionale e l’accompagnamento dei processi di innovazione.
Nell’asse dell’occupabilità, in cui la provincia investe 2 milioni e 470 mila euro, rientrano il potenziamento dei servizi per l’impiego, l’obbligo formativo e i percorsi integrati, la formazione per l’inserimento e il reinserimento lavorativo, il sostegno alla conciliazione dei tempi di lavoro e vita privata e all’imprenditorialità femminile.
Nell’ambito dell’inclusione, finanziata con un milione e 400 mila euro, rientrano invece le opportunità formative per l’inserimento e il reinserimento lavorativo di giovani e adulti in condizione di svantaggio.
I tre assi di intervento provinciali si integrano con quelli relativi al capitale umano e alla transnazionalità che sono di esclusiva programmazione regionale.