Giovedì 20 settembre sono stati presentati i dati sul mercato del lavoro modenese relativi al primo semestre 2007. Si tratta delle statistiche dell’Osservatorio provinciale che studia le dinamiche occupazionali del nostro territorio. I dati tengono conto sia dell’indagine campionaria sulle forze di lavoro che delle attività dei Centri per l’impiego.
Il rapporto presentato fornisce il quadro di una situazione con molte luci e qualche ombra, in linea con le tendenze degli ultimi anni. Si registra un aumento generalizzato dell’occupazione, a seguito di una economia in fase espansiva, ma aumenta anche il lavoro flessibile. Cresce in questo semestre in particolare il numero di persone iscritte nelle liste di mobilità, come risultato di alcune situazioni di crisi che hanno coinvolto il territorio in questa prima metà dell’anno portando in alcuni casi alla chiusura di stabilimenti.
Tra i dati considerati positivi, nei primi sei mesi del 2007 cresce la forza lavoro del 3,6 per cento arrivando a 326 mila unità. Il dato che misura la forza lavoro comprende sia le persone impiegate che quelle in età lavorativa in cerca di occupazione. L’elemento maggiormente positivo è il fatto che gran parte di questo aumento della forza lavoro è determinato proprio dalla crescita delle persone impiegate: al 30 giugno 2007 sono 314.950, cioè il 3,5 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2006.
Il tasso di disoccupazione risulta sostanzialmente stabile al 3,4 per cento. Questo dato è uno tra i principali indicatori di congiuntura economica ed è determinato dal rapporto tra le persone in cerca di occupazione e il totale della forza lavoro.
Aumenta anche il tasso di occupazione femminile giunto al 63,2 per cento, quasi un punto percentuale in più rispetto a luglio 2006. Il tasso di occupazione indica orientativamente la percentuale della popolazione che ha un’occupazione lavorativa ed è calcolato dal rapporto percentuale del numero degli occupati sul totale della popolazione.
«Emerge chiaramente la fotografia di una realtà allo stesso tempo solida e dinamica, di piena occupazione: il ritratto di un sistema che, grazie alla sua ampia diversificazione produttiva, alle strategie di innovazione e all’elevata propensione internazionale, conferma livelli di competitività importanti» ha affermato l’assessore provinciale al Lavoro Gianni Cavicchioli.
Tra gli altri dati positivi vi è anche quello dell’aumento di quasi 11 mila unità delle comunicazioni relative sia agli avviamenti al lavoro che alle cessazioni, sintomo di un certo successo delle misure intraprese contro il lavoro sommerso: l’obbligo introdotto dal governo in alcuni casi di comunicare preventivamente ai Centri per l’impiego le assunzioni ha permesso di portare alla luce situazioni che in precedenza rimanevano nell’ombra del lavoro nero. Gli avviamenti sono passati da 55 mila a 77 mila circa.
I dati maggiormente negativi sono invece quelli relativi all’aumento degli iscritti nelle liste di mobilità: si tratta di 4.852 lavoratori, quasi 250 persone in più rispetto a luglio 2006. L’analisi di questo dato per settore di impiego contribuisce anche a fornire un’idea sull’andamento dei vari comparti dell’economia modenese. Dei 4.852 lavoratori in mobilità rilevati, 1.055 provengono dal settore tessile abbigliamento, 100 in meno comunque rispetto all’anno precedente. Tale settore sembra quindi vivere una fase migliore rispetto al recente passato. Nella ceramica, invece, la situazione è più critica con l’aumento di oltre 200 unità in 12 mesi: da 456 a 659 persone in mobilità. Sostanzialmente stazionari sono i settori della meccanica (651 lavoratori in mobilità) e del commercio (507), aumentano leggermente i lavoratori in mobilità nel settore delle costruzioni (da 301 a 354), dell’alimentare (da 128 a 169) e dei trasporti (119 a 155).
Non mancano però le opportunità di riassorbimento lavorativo, attraverso soprattutto le innovazioni introdotte nel sistema produttivo e la maggiore qualificazione delle professionalità: se è vero che nel primo semestre 2007 sono entrati in mobilità 1.332 lavoratori, è anche vero che ne sono pure usciti ben 1.281.
Nel rapporto presentato dall’Osservatorio sul mercato del lavoro sono presenti anche alcuni approfondimenti.
Tra questi vi è un focus sul settore tessile abbigliamento che conferma il quadro di un settore con un rinnovato slancio, dopo il ridimensionamento degli ultimi anni che aveva portato con 7200 imprese censite nel 2006 ad un dimezzamento del numero di attività rispetto al 1990.
Altri approfondimenti sono dedicati al distretto di Pavullo, dove negli ultimi anni sono stati realizzati investimenti importanti nella ceramica e nell’elettronica con positive ricadute occupazionali, e all’area di Modena.
In quest’ultimo caso si registrano fenomeni che sono poi caratteristici di tutto il territorio provinciale: dato che le aziende spostano l’attenzione su prodotti di qualità e sulla capacità di fornire al cliente servizi e assistenza tecnica in modo sempre più mirato, aumentano le richieste di lavoro specializzato e si assiste di pari passo ad una polarizzazione del mercato del lavoro tra professionalità alte e profili con basse qualifiche. Le professionalità meno qualificate sono poi quelle che vivono la maggiore precarietà e che sono maggiormente soggette alle procedure di mobilità, soffrendo quindi situazioni di disagio che travalicano spesso il piano strettamente lavorativo.