Il futuro della pastorizia modenese

Venerdì 8 giugno a Pavullo convegno sulle prospettive di questa attività in declino ma con importanti risvolti per la biodiversità animale e vegetale. Focus sulla Cornella Bianca, la pecora tipica della nostra zona, ora a rischio di estinzione.

Venerdì 8 giugno alle 9 nella sala consiliare del comune di Pavullo nel Frignano in piazza Montecuccoli si svolge un convegno che indaga le possibili prospettive della pastorizia nel territorio modenese. L’iniziativa è promossa dall’ Assessorato all’Agricoltura e Alimentazione della Provincia e dal Parco del Frignano nell’ambito della quindicesima Fiera dedicata allo sviluppo dell’economia montana.

All’incontro partecipano tra gli altri l’assessore provinciale all’Agricoltura Graziano Poggioli, l’assessore provinciale all’Ambiente Alberto Caldana, i Presidenti delle Comunità Montane del Frignano e di Modena Ovest Alessandro Tebaldi e Yuri Costi, il vicepresidente e il direttore del Parco del Frignano, Franco Cerfogli e Valerio Fioravanti. Oltre agli interventi di esperti e studiosi rappresentanti di Enti e Istituzioni competenti in materia è previsto anche un momento di discussione con i pastori, ovvero con chi materialmente si occupa professionalmente dell’allevamento di ovini.

La pastorizia è una attività che presuppone una vita quasi in simbiosi tra gli animali e il pastore. I vantaggi sono reciproci e se il pastore si occupa degli ovini a tempo pieno, li accompagna al pascolo e fornisce loro cure sanitarie e protezione dai predatori, d’altra parte gli animali forniscono al pastore tipicamente la lana ottenuta dalla tosatura, il latte che serve anche per la produzione dei formaggi e la carne.

La pastorizia va rapidamente diminuendo in tutti i paesi occidentali, a fronte di uno sviluppo della zootecnia bovina da latte e quindi in seguito ad un progressivo avanzamento di tecniche più moderne e intensive che garantiscono maggior produttività con minore sforzo. Questa riduzione progressiva della pastorizia si è registrata ovviamente anche nel modenese e ciò ha comportato oltre alla perdita progressiva del numero degli addetti anche una consistente riduzione di produzioni tipiche locali. L’abbandono dell’uso dei pascoli, in particolare di quelli di alta quota, a sua volta ha implicato una maggiore diffusione delle piante infestanti con un parallelo impoverimento della biodiversità vegetali.

Nel territorio modenese l’allevamento di pecore e capre ha costituito una fonte importante di sostentamento e di reddito per le famiglie dei pastori fino alla fine degli anni Cinquanta. Il patrimonio zootecnico presente negli anni Trenta ammontava a circa 40 mila capi, ma al momento attuale la situazione è tale che a livello provinciale la presenza dei capi allevati ammonta a poco più di 6.000 di cui circa 5.000 allevati in montagna.

Tra i problemi che derminano la fragilità di questa attività economica c’è il fatto che molti pastori, concentrati soprattutto nel Frignano ma presenti anche in altre zone, non hanno mai potuto o voluto dare un’impronta commerciale moderna e coordinata alla loro attività continuando a lavorare artigianalmente in una condizione di indipendenza reciproca e senza sviluppare forme di cooperazione.
Il punto di forza rimane invece la qualità dei prodotti: la carne di agnello, i formaggi artigianali e il latte crudo presentano sempre alti livelli qualitativi e gusti e sapori che la produzione industriale non può garantire.

Nell’ambito del convegno una attenzione speciale viene dedicata alla Cornella bianca, la varietà di pecora storicamente presente nel territorio delle Province di Reggio Emilia, Modena, Bologna e Ferrara, ma che ora è in pericolo di estinzione. La Cornella Bianca è tipicamente un animale di taglia medio-grossa, con pesi che variano da 85 a 95 kg nei maschi e da 75 a 80 kg nelle femmine. Esteriormente presenta il caratteristico vello bianco e una testa piuttosto simile a quella di un montone.

“L’attenzione verso le tradizioni e la cultura del nostro territorio – spiega Graziano Poggioli – e le distintività che sono il fattore principale per il futuro dell’agricoltura e dello sviluppo rurale, non potevano farci dimenticare i pastori e la pastorizia tra i temi della biodiversità animale: il 2006, infatti, lo abbiamo dedicato alla pecora cornella bianca. Con il convegno verifichiamo, con il contributo di esperienze di successo, assieme ai nostri allevatori-custodi le diverse opportunità per il rilancio della pastorizia, principalmente in montagna”.

Proprio per dare sostegno alla realizzazione di questi obiettivi, la Provincia di Modena, la Provincia di Reggio Emilia, il Parco del Frignano le Comunità montane modenesi e reggiana e il Gal Antico Frignano e Appennino Reggiano hanno sostenuto e finanziato due progetti: uno di valorizzazione dell’ovinicoltura e uno per il salvataggio della razza Cornella Bianca.

Il progetto per dare un sostegno all’allevamento ovino e caprino si conclude a fine 2007 e si articola in due fasi: l’acquisto di attrezzature per migliorare la produzione e la promozione come sostegno alle vendite.
Per raggiungere il primo obiettivo è prevista la realizzazione di recinti antilupo in alta montagna che vengono poi concessi in comodato gratuito ai pastori. Inoltre viene acquistato materiale caseario per migliorare il livello igienico sanitario e lo standard qualitativo delle produzioni.
Per incentivare la promozione e la commercializzione dei prodotti è stata invece avviata una ricerca volta ad individuare il valore aggiunto del latte d’alpeggio rispetto al latte di pianura.

Pubblicato: 06 Giugno 2007Ultima modifica: 15 Aprile 2020