La legge che ha istituito il Giorno del Ricordo prevede che vengano organizzate iniziative per diffondere la conoscenza dei tragici eventi in oggetto presso i giovani delle scuole di ogni ordine e grado, che vengano promossi studi, convegni, incontri e dibattiti in modo da conservare la memoria di quelle vicende.
Per l’edizione 2008 della Giornata del Ricordo, in territorio modenese è stata allestita la mostra storico-documentaria “Profughi nel silenzio. Gli esuli giuliano-Dalmati a Modena e Carpi”. In occasione dell’inaugurazione dell’esposizione il 9 febbraio sono state organizzate anche due conferenze a carattere storico-divulgativo. Le iniziative sono state promosse dal Comune di Carpi, dal Comune e dalla Provincia di Modena, in collaborazione con la Fondazione ex Campo Fossoli e l’Istituto storico di Modena.
L’inaugurazione della parte carpigiana della mostra ha luogo sabato 9 febbraio alle 10.30 presso la Sala Cabassi-Cortile delle Steli del Palazzo dei Pio, alla presenza delle curatrici Maria Luisa Molinari e Mila Órlic. Intervengono alla cerimonia Enrico Campedelli (Sindaco di Carpi), Francesco Berti Arnoaldi Veli (Presidente della Fondazione ex Campo Fossoli), Silvia Facchini (Assessore provinciale all’Istruzione).
A seguire, presso l’Auditorium della biblioteca “Arturo Loria” di Carpi si svolge un seminario, una lezione per le classi quinte delle scuole superiori, con intervento di Raoul Pupo dell’Università di Trieste e Marzia Luppi Direttice della Fondazione ex Campo Fossoli. Il tema è quello dei processi di nazionalizzazione nell’area di frontiera, al confine tra Italia e ex Jugoslavia.
L’inaugurazione della parte modenese della mostra è invece in programma nel pomeriggio della stessa giornata di sabato 9 febbraio alle 16.30 presso il Palazzo dei Musei di Modena in Largo S.Agostino, sempre alla presenza delle curatrici Maria Luisa Molinari e Mila Órlic. Alla cerimonia intervengono in questo caso Giorgio Pighi (Sindaco di Modena), Mario Lugli (Assessore alla cultura del Comune di Modena), Giuliano Albarani (Presidente dell’Istituto storico di Modena), Maurizio Maletti (Vicepresidente della Provincia di Modena). A seguire, presso l’Aula dell’ex oratorio presso lo stesso Palazzo dei Musei si svolge la presentazione del volume “Una storia balcanica. Fascismo, comunismo e nazionalismo nella Jugoslavia del Novecento“. Intervengono gli autori Lorenzo Bertuccelli e Mila Órlic, in una tavola rotonda che vede presenti anche Raoul Pupo e Vjeran Pavlakovic’, con il coordinamento di Claudio Silingardi, Direttore dell’Istituto storico di Modena.
I materiali presentati nei due allestimenti di Modena e Carpi sono in parte uguali, per quanto riguarda i pannelli esplicativi che descrivono il contesto storico nazionale: tra il 1943 e il 1956 l’esodo degli italiani dai territori prima occupati dai partigiani di Tito e poi passati alla Jugoslavia coinvolse quasi l’intera comunità residente in Istria, a Fiume e in Dalmazia.
Alla prima grande ondata di emigrazione conseguente al Trattato di pace di Parigi del 1947 ne seguì una seconda in occasione del Memorandum di Londra dell’ottobre 1954, che determinava una spartizione provvisoria dell’ex Territorio Libero di Trieste in due zone, sottoposte l’una alla sovranità italiana (zona A) e l’altra alla sovranità dell’amministrazione militare jugoslava (zona B). Questa spartizione venne poi sancita definitivamente dal Trattato di Osimo del 1975.
Ma oltre a questi due momenti cruciali, ne esistono almeno altri due fondamentali che hanno registrato un grande flusso migratorio: la maggior parte della popolazione della città di Zara abbandonò la città già tra il 1943 e il 1944, in seguito ai pesanti bombardamenti alleati, mentre vi fu anche il fenomento del cosiddetto “esodo nero”, che ebbe luogo subito dopo l’armistizio fra Italia e alleati dell’8 settembre 1943, e che vide coinvolti soprattutto gli italiani implicati in diversi modi con il fascismo.
Per la dimensione numerica dell’esodo esistono soltanto stime con notevoli oscillazioni. Le stime croate vanno dalle 180.000 alle 200.000 unità, mentre quelle italiane oscillano dalle 200.000 alle 250.000, arrivando fino alla cifra di 350.000 persone proposta dalle associazioni degli esuli e spesso propagata dalla pubblicistica.
I due allestimenti della mostra sugli esuli giuliano-Dalmati sono invece differenti per quanto riguarda la descrizione del caso modenese e di quello carpigiano: la provincia modenese è stata una delle mete più significative per l’arrivo dei profughi giuliani nel territorio emiliano. In particolare a Modena presso la Manifattura tabacchi trovarono lavoro parecchi di coloro che già erano impiegati nelle manifatture istriane, di Rovigno e Pola. Dai documenti presenti negli archivi locali possiamo dedurre che il primo consistente nucleo di profughi istriani era approdato nella provincia di Modena nei primi mesi del 1947, in particolare con l’arrivo degli esuli di Pola, all’interno di quella che viene definita la prima “ondata”. Tuttavia, è altrettanto certo che diversi gruppi di famiglie o singoli individui erano sopraggiunti in città anche negli anni precedenti al 1947, rifugiandosi presso parenti e conoscenti. La cosiddetta seconda “ondata” invece coinvolse soprattutto il territorio carpigiano, ed in particolare il Villaggio San Marco di Fossoli, in cui approdarono, dal 1954, diverse centinaia di profughi, provenienti prevalentemente dalla “Zona B” del Territorio Libero di Trieste.
L’ingresso alla mostra in entrambe le sedi è gratuito, l’orario di apertura a Carpi è il sabato e la domenica dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 19, mentre a Modena l’orario è quello di apertura del Palazzo dei Musei, giorni feriali compresi.
Un particolare riguardo viene riservato alla didattica per le scuole della provincia, con la possibilità di usufruire di visite guidate al percorso espositivo e di incontri di approfondimento.
Per informazioni e prenotazioni:
Carpi: Fondazione ex Campo Fossoli, tel. 059 688272; e-mail: fondazione.fossoli@carpidiem.it
Modena: Istituto storico di Modena, tel. 059 219442 / 059 242377