Come previsto, è emergenza siccità in diverse località dell’Appennino modenese. La situazione di partenza è più critica di quella dell’estate del 2003. La scarsità delle precipitazioni durante lo scorso inverno e in primavera ha provocato la diminuzione dei livelli delle acque nei fiumi e nei torrenti, ridotto il rifornimento delle falde sotterranee e la portata delle sorgenti. Le precipitazioni dei primi cinque mesi dell’anno sono state di 168.8 millimetri contro i 245.2 del valore normale per Modena. L’emergenza siccità in montagna d’estate è acuita anche dal fatto che con l’afflusso dei turisti la domanda di acqua cresce in modo esponenziale.
La Provincia non si è fatta però trovare impreparata da questo stato di cose. Nel mese di maggio l’ente ha costituito una cabina di regia per governare l’emergenza in collaborazione con i gestori del servizio idrico Hera Modena e Sat e i Comuni interessati. Da una parte si affronta l’emergenza con interventi di emergenza, rifornendo al bisogno i serbatoi di raccolta tramite autobotti per integrare le fonti di alimentazione degli acquedotti. Dall’altra parte sono stati finanziati e realizzati numerosi investimenti strutturali per migliorare l’intera rete idrica dei comuni dell’Appennino, contro gli sprechi e in funzione anti-siccità.
“Teniamo costantemente sotto controllo la situazione – afferma Alberto Caldana, assessore provinciale all’Ambiente – in particolare nei Comuni dell’Alto Appennino. Come avevamo previsto, registriamo una sofferenza di alcuni serbatoi dovuta all’inverno poco piovoso e poco nevoso. Per contrastare il manifestarsi della crisi abbiamo programmato e stiamo concludendo anche vari interventi strutturali”.
Le autobotti sono andate a rimpinguare le riserve idriche nei comuni più colpiti dalla siccità, quelli collegati all’acquedotto del Rosola, ovvero Guiglia, Montese, Zocca, Marano e Castelvetro, ma anche a Serramazzoni e Lama Mocogno.
Gli interventi strutturali che sono stati realizzati sono quelli previsti dal piano triennale 2005-2007 dell’ATO sulla gestione delle risorse idriche provinciali: su tutto il territorio modenese l’investimento posto in essere è di oltre 76 milioni di euro di cui oltre 29 milioni nel 2007. Per l’Appennino nel solo 2007 si tratta di interventi per oltre due milioni di euro concentrati soprattutto sul rinnovo, manutenzione di reti, serbatoi e invasi nei comuni di Frassinoro, Guiglia, Lama Mocogno, Montecreto, Montefiorino, Palagano, Polinago, Prignano, Serramazzoni, Sestola e Zocca.
Gli interventi di emergenza e strutturali sulla rete idrica si accompagnano necessariamente ad una campagna di sensibilizzazione per un uso più consapevole della risorsa acqua. La Provincia chiede a tutti i Comuni di emettere apposite ordinanze al fine di evitare gli sprechi. In particolare si chiede di vietare l’uso di acqua potabile per l’irrigazione di orti e giardini dalle 7 alle 22, e il lavaggio di cortili, piazzali e autoveicoli dalle 5 alle 23. Si chiede anche un uso più razionale dell’acqua nei cantieri, negli impianti sportivi e nelle piscine.
Le buone pratiche di comportamento contro lo spreco di acqua devono riguardare tutti i cittadini e questo deve avvenire non solo nei periodi estivi ma quotidianamente, in una situazione di crisi idriche che si ripetono con sempre maggiore frequenza. Gli scienziati sono ormai concordi nel ritenere che viviamo una generalizzata situazione di cambiamenti climatici in direzione di un maggiore riscaldamento del pianeta, ed è anche utile ricordare che il 2007 finora è l’anno più caldo dal 1860, con la temperatura media record fino al 31 maggio di 13,1 gradi, ben 3.5 gradi sopra alla norma. La precedente più grave situazione di siccità che si è verificata nel territorio modenese è stata quella del 2003 che si è protratta per ben quattro mesi provocando gravissimi danni a tutte le colture agricole. Tale pesante avversità atmosferica è durata dal 1 maggio fino al 7 settembre ed è stata riconosciuta eccezionale con un decreto ministeriale del 30 dicembre del 2003. L’annata agraria del 2003 a causa della siccità ha fatto registrare una flessione dell’8 per cento e i danni causati sono stati poi risarciti per un importo di circa quattro milioni e 700 mila euro distribuiti dal 2006 alle aziende agricole del territorio.