Sabato 8 agosto alle ore 20,45, in Piazza Martiri, si terrà l’anteprima dell’opera che racconta l’avventura sciistica di quella che fu la più bassa stazione invernale dell’appennino modenese. All’amarcord, con filmati d’epoca e testimonianze, si affianca la riflessione sulle sfide lanciate alla montagna dalla crisi climatica.
Ci fu, oltre 40 anni fa, una stagione breve e incredibile in cui Zocca, con i suoi 750 metri di altezza e i dolci pendii, s’inventò stazione sciistica: la più bassa mai esistita sull’appennino modenese. Con veri e propri impianti, gatti delle nevi e centinaia di persone che nei weekend d’inverno transitavano con gli sci in spalla per le vie del paese.
Parla di questo il docufilm di Riccardo Finelli Zocca Ski Resort, che sarà presentato in anteprima in piazza Martiri, sabato 8 agosto alle 20:45.
L’opera, patrocinata dal Comune di Zocca e realizzata in collaborazione con Fondazione Home Movies – Archivio Nazionale dei Film di Famiglia, parte da un lavoro di ricerca del giornalista, che per circa un anno ha raccolto immagini e pellicole d’epoca sulla vita degli skilift attivi in paese fra il 1978 e la seconda metà degli anni Ottanta.
Alla parte iconografica, rielaborata anche con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, si sovrappone il racconto di alcuni dei protagonisti di un’avventura basata esclusivamente sul volontariato, che coinvolse per una decina d’anni l’intera comunità.
Per il sindaco di Zocca Federico Ropa «erano gli anni dove i tanti nevoni e il dilagare dello sci come sport di massa trascinavano anche a bassa quota il mito del turismo invernale. Anche Zocca si accodò, con inventiva e intraprendenza, come quando, per finanziare una nuova sciovia, venne chiesto a Vasco Rossi di organizzare al campo sportivo di Zocca quello sarebbe rimasto l’unico suo concerto in paese. Era il 14 agosto 1982. Ma il docufilm, della durata di circa 45 minuti, allarga la prospettiva oltre il racconto storico e porta a riflettere sulla crisi climatica e sulle sfide (spesso vitali) che stanno lanciando alla montagna. Il documentario coinvolge su questo docenti universitari ed esperti di stazioni sciistiche abbandonate (un fenomeno sempre più diffuso in Europa), perché uno dei temi, anche per Zocca, è: cosa fare dei resti arrugginiti di skilift e seggiovie? E, forse, la rimozione potrebbe non essere l’unica alternativa».