vittorio messina espone nella chiesa di s.paoloun “poeta visuale” tra arte povera e transavanguardia

Un’installazione di Vittorio Messina nella chiesa di S.Paolo a Modena, realizzata appositamente per “interpretare” l’iconografia e l’architettura della chiesa seicentesca.


Inaugura il 15 maggio (ore 18), per proseguire fino al 13 giugno in occasione della Settimana nazionale dei beni culturali (24-30 maggio),. Orari di apertura dal martedì al venerdì: 16,00 – 19,00. Sabato, domenica e festivi: 10,00 – 13,00; 16,00 – 20,00. Ingresso gratuito.


Promossa dalla Provincia di Modena e curata dal critico Mario Bertoni, l’installazione segue un percorso segnato da un tappeto rosso caratterizzato da oggetti diversi tra loro, dal computer agli ombrelli, e da una “stazione” conclusiva con veduta della sala delle Monache, che sarà trasformata dalla Provincia in uno spazio espositivo grazie ai lavori programmati nell’ambito del recupero dell’intero comparto S.Paolo. Una parte dell’installazione è costituita da un video originale realizzato a Roma dall’artista, una sorta di affresco multimediale sulla società contemporanea, dalla guerra in Iraq al caos della città di oggi.


Nato a Zafferana Etnea nel 1946, allievo di Gastone Novelli al Liceo artistico di Roma tra la fine degli anni cinquanta e i primi anni sessanta, Vittorio Messina appartiene a quella generazione di artisti italiani che, stretti tra arte povera e transavanguardia, hanno conferito al proprio lavoro una forte impronta personale di originalità, senza riconoscersi nell’uno o nell’altro dei due movimenti.


Definito dalla critica un “poeta visuale”, Messina è presente sulla scena artistica dalla fine degli anni settanta con mostre in prestigiosi musei internazionali (si ricorderanno soprattutto quelle del 1994 alla Kunstverein di Düsseldorf e a Villa delle Rose a Bologna, e quelle del 1999 allo Studio Henry Moore di Halifax e alla Galleria d’Arte Moderna di Torino) e in rassegne di assoluta grandezza quali “Una generazione postmoderna” (Roma, Palazzo delle Esposizioni, 1983), “XI Quadriennale” (Roma, Palazzo dei Congressi, 1986), “Il disegno italiano del dopoguerra” (Modena, Galleria Civica, 1987), “Aetas mutationis” (Berlino, Neue Nationalgalerie, 1996).


Secondo Bertoni “la cifra che contraddistingue l’arte di Messina si può definire, con felice ossimoro, “simultaneità discontinua”, vale a dire la creazione di “siti” che si rivelano precari, provvisori luoghi di transito, così da attivare e sovrapporre diversi codici che obbligano lo spettatore a ritornare sui suoi passi e a rivedere”.

Pubblicato: 14 Maggio 2004Ultima modifica: 25 Agosto 2005