Il pero biologico pur rappresentando ancora una produzione di nicchia (attualmente sono circa 125 ettari coltivati) va assumendo un ruolo sempre più importante perché contribuisce a rafforzare le politiche di valorizzazione delle produzioni tipiche e di qualità del territorio. Proprio per incentivarne lo sviluppo venerdì 10 febbraio, alle ore 9, nella sala consiliare del Comune di Finale Emilia (piazza Verdi 1) si svolge un convegno per fare il punto sulle innovazioni tecnico scientifiche della pericoltura biologica e aprire un confronto con tutti gli operatori al fine di sostenere questo indirizzo produttivo.
L’iniziativa, rivolta a tecnici e produttori, è promossa dalla Provincia di Modena e dal Consorzio fitosanitario, in collaborazione con il Cisa “M. Neri” e Prober (Associazione dei produttori biologici e biodinamici dell’Emilia-Romagna). Tra gli interventi previsti quelli di numerosi esperti e dirigenti di associazioni tecnico professionali e delle Province di Modena e Ferrara. I lavori saranno conclusi da Graziano Poggioli, assessore provinciale all’Agricoltura della Provincia di Modena
La coltivazione del pero riveste un ruolo strategico per il settore agricolo modenese. I dati più recenti dicono che interessa una superficie di circa 7.000 ettari e fornisce reddito a oltre 2.500 aziende agricole. Nel 2005 la produzione raccolta è stata di quasi due milioni di quintali, in calo di circa il sei per cento rispetto all’anno precedente. Stimato mediamente un prezzo di 37 euro al quintale per il 2005, il valore alla produzione risulta di 72 milioni di euro.
La coltivazione del pero si basa ormai su tecniche volte a ridurre l’impiego di mezzi chimici (concimi, prodotti fitosanitari) con l’obiettivo di contenere l’impatto ambientale del processo produttivo. Ciò viene realizzato attraverso l’applicazione dei principi di produzione integrata e biologica. Mentre la produzione integrata fa riferimento a tecniche ormai pienamente consolidate nella pratica di campo, la coltivazione del pero “in biologico”, presenta ancora punti critici in relazione alla gestione agronomica e fitosanitaria che talvolta impediscono il raggiungimento di livelli di redditività soddisfacenti per gli operatori. Tuttavia negli ultimi anni i progressi compiuti dalle strutture di ricerca e sperimentazione hanno consentito di superare molte delle difficoltà che limitano lo sviluppo della coltura.