Una parte del Protocollo sulla tutela dei minori è dedicata alla individuazione delle diverse forme di abuso: dal maltrattamento fisico e psicologico, agli abusi sessuali anche on line, fino al cyberbullismo.
In particolare, sull’abuso attraverso la rete Internet, si legge nel documento, emerge che sono maggiormente a rischio “di vittimizzazione sessuale” i ragazzi di età compresa tra i 13 e 17 anni; l’abuso può partire da diverse situazioni come l’adescamento tramite la rete in attività di cybersex, a scopo di incontri sessuali o per la produzione di materiale pedopornografico.
Tra le altre tipologie la violenza spiccano anche quelle a cui i bambini sono costretti ad assistere in ambito familiare, i maltrattamenti psicologici, riscontrati spesso sui minori nelle separazioni coniugali altamente conflittuali, i maltrattamenti fisici veri e propri, comprese le mutilazioni sessuali, oppure riscontrati in minori disabili, considerati i soggetti più vulnerabili, fino all’abuso sessuale in ambito familiare o attuato da persone conosciute dal minore.
Infine viene considerato anche il fenomeno del bullismo che, anche se nell’ordinamento italiano non è considerato come tale un reato, può sfociare in atti gravi, questi sì considerati reati, come le minacce, estorsioni e violenza aggravata; c’è un bullismo verbale, fisico e indiretto (come i pettegolezzi e l’esclusione sistematica dalla vita di gruppo) fino al cyberbullismo, quello cioè che avviene tramite i social e le nuove tecnologie che consente all’aggressore di agire nell’anonimato contro una vittima che non può difendersi.