Il Panaro sta meglio del Secchia anche se per entrambi la qualità delle acque risulta in sensibile progresso. Per quanto riguarda le falde sotterranee permane il rischio nitrati, soprattutto nella zona a sud-ovest di Modena e nell’area compresa tra la conoide del Panaro e del Samoggia. L’acqua del Panaro e del Secchia è di qualità buona in tutto il tratto montano e collinare, anticipando il raggiungimento dell’obiettivo di qualità che la normativa pone al 2016. In pianura, tuttavia, la qualità peggiora arrivando a sufficiente per entrambi i fiumi, in linea con gli obiettivi del 2008 (ma non con quello del 2016 che impone una qualità buona anche in pianura).
E’ questo in sintesi lo stato di salute delle acque superficiali e sotterranee modenesi che emerge dal nuovo Report in vista della discussione del Piano di tutela delle acque da parte del Consiglio provinciale. I rilievi, effettuati dall’Arpa e relativi al 2006, sono stati eseguiti da oltre 30 stazioni lungo i fiumi e quasi 75 pozzi tenuti costantemente sotto controllo.
Nonostante i miglioramenti, per i corsi d’acqua modenesi resta il divieto assoluto di balneazione.
Per quanto riguarda le falde – assicura Alberto Caldana, assessore provinciale all’Ambiente, «l’acqua del rubinetto resta di ottima qualità. Ma occorre un’azione decisa, come prevede il Piano, contro i nitrati».
Nel mirino i cosiddetti fattori di pressione puntuali (come gli scarichi fognari) e diffusi che sono stati valutati all’interno del Piano e per i quali sono state definite diverse misure di intervento per ridurne l’impatto.