A 18 mesi dall’inizio della programmazione 2000-2002, che prevede complessivamente interventi per 75 miliardi, sono già stati impegnati due terzi della cifra per realizzare oltre 600 attività di formazione che coinvolgono complessivamente quasi 29 mila partecipanti. Sono i dati presentati da Claudio Bergianti, assessore provinciale alla Formazione professionale, nel corso del convegno che, a metà del periodo di programmazione, ha fatto il punto sui risultati ottenuti.
“La conoscenza e la condivisione delle informazioni – spiega Bergianti – servono per programmare ancora meglio le nuove attività: abbiamo ottenuto buoni risultati, raggiungendo gli obiettivi previsti, ma ora dobbiamo continuare a garantire qualità ed efficacia del sistema modenese della formazione anche con il sostegno agli enti e alla formazione dei formatori”. Per il 2002 sono a disposizione risorse del Fondo sociale europeo per oltre 24 miliardi e la traduzione degli indirizzi in azioni formative sarà il risultato dell’azione di tutti gli attori del sistema integrato con attività scolastiche e politiche del lavoro.
Completando i dati del Rapporto 2000 presentato al convegno, Bergianti ha sottolineato come nel corso del 2001 siano stati realizzati 33 corsi di formazione superiore, post diploma o post laurea, per 451 partecipanti; 122 corsi per occupati per lo sviluppo e il consolidamento del sistema economico locale (3447 partecipanti); 24 corsi per l’inserimento e il reinserimento lavorativo di 442 adulti, anche stranieri, in settori a carenza di manodopera (nel manifatturiero e nel socio-sanitario). Si aggiungono otto corsi per l’assolvimento dell’obbligo formativo a 18 anni (126 ragazzi), 170 corsi di inglese e informatica di base (2745 adulti) e ben 52 percorsi di orientamento e alternanza scuola-lavoro per 5357 studenti delle superiori.
“Per rispondere meglio alle esigenze delle imprese e dei lavoratori è necessario che l’attività di formazione sia sempre più di supporto alle trasformazioni in corso” ha spiegato Bergianti confermando l’impegno a sostenere i processi di innovazione del settore manifatturiero (“la new economy nella old economy”) con la diffusione di competenze tecnologiche, nuove modalità gestionali, organizzative e produttive, ma anche in funzione dell’accesso ai mercati e tenendo ben presente che nel nuovo scenario economico può essere possibile un rallentamento della crescita. In questo senso continua anche l’impegno a sviluppare strategie che consentano di “colmare il divario tra domanda e offerta sul mercato del lavoro” con il recupero delle fasce deboli, a cominciare dalle donne.