La zootecnia scivola ancora in basso. Il settore della carne bovina registra una diminuzione di circa il 2 per cento rispetto alla precedente annata; in complesso i bovini rappresentano il 68 per cento della Plv zootecnica totale. Una crisi pesante, invece, ha interessato il comparto della carne suina che nel 2007 rappresenta il 31 per cento della Plv zootecnica totale contro il 39 per cento dello scorso anno; la diminuzione della consistenza e il netto calo dei prezzi alla produzione ha fatto segnare un crollo del 30 per cento della Plv rispetto allo scorso anno.
Per i vitelli a carne bianca aumenta la quantità di peso vivo disponibile per la macellazione, essendo presente sul territorio una nuova stalla di dimensioni rilevanti, e i prezzi sono stati migliori rispetto al precedente anno (334 €/ql per il 2007 contro i 331,5 €/ql del 2006). Per i vitelloni di razze da latte il prezzo scende da 138 a 115 €/ql, per le vacche da latte si passa da 100 a 82,3 euro, il prezzo medio della carne bovina passa, quindi dai 182 euro del 2006 ai 155 del 2007.
Si registra un andamento negativo per la zootecnia minore che vede una diminuzione della Plv del 20 per cento rispetto al 2006, dovuto in particolare alla crisi del settore avi-cunicolo che vede una riduzione della Plv del 19 per cento per i cunicoli, del 27 per cento per le uova e del due per cento per i polli da carne. L’aumento dei prezzi per gli avicoli non compensa il calo produttivo. Solo gli struzzi registrano un aumento della Plv di circa l’otto per cento restano, però una produzione di nicchia e non incidono sull’andamento complessivo del mercato.
Per quanto riguarda gli ovicaprini si registra una tenuta della consistenza zootecnica, ma un calo del prodotto macellato dell’otto per cento circa che, nonostante i prezzi favorevoli, registrano una flessione della Plv di quasi il 12 per cento rispetto allo scorso anno. I prezzi, anche se in leggero rialzo, non riescono a soddisfare le aspettative dei produttori che ad oggi non vedono ripagati gli sforzi effettuati sia come investimenti che come forza lavoro; i margini di guadagno restano ridotti considerando l’inesorabile aumento dei costi di produzione.