A Montese sulle orme dei “santi pallidi” /2 – La storia di Cinìn e la scoperta della prospettiva

«Guardavo gli affreschi dell’oratorio di Riva di Biscia e ho cominciato a pensare che avrebbero potuto nascondere un capolavoro… da lì ho inventato la storia del pittore Cinìn e del suo tentativo di rinnovare il vecchio modo di dipingere».
E’ così che Marco Santagata, 59 anni, originario di Zocca e docente di Letteratura italiana all’Università di Pisa, racconta come è nato “Il maestro dei santi pallidi” (edizioni Guanda, Parma, 2003), il romanzo ambientato nella metà del Quattrocento tra Maserno, Renno e Monteforte con cui ha vinto il Premio Campiello nel 2003.

Il romanzo narra le vicende di Gennaro, detto “Cinìn”, guardiano di vacche che per uno scherzo del caso diventa pittore e prova a portare nei “suoi posti”, i monti di un Appennino che è quasi un mondo a sé, la rivoluzione pittorica di quegli anni: la prospettiva. Ma è anche un percorso affascinante alla scoperta di pievi, castelli, borghi e panorami nascosti tra i rilievi appenninici.

«Nonostante l’epoca che ho scelto per la storia – spiega Santagata – il mio non è un romanzo storico ma il racconto del contrasto tra il mondo chiuso della provincia montana e quello ricco di stimoli culturali della città. La scoperta della prospettiva, che Cinìn vuole adottare e che non viene capita, era lo spunto giusto. E’ anche la storia di una doppia passione, amorosa e intellettuale, e del suo fallimento. Alla fine del romanzo il protagonista si ritrova esattamente al punto di partenza e sta al lettore immaginare come potrà continuare la sua storia».

Pubblicato: 09 Ottobre 2006Ultima modifica: 06 Luglio 2020