A distanza di 770 anni torna nel luogo dove è stato creato il “Codice Lucchese”, o “Codice Frassinorense”, dove è riprodotto il poema “Vitae Mathildis” che il monaco Donizone dedicò, appunto, alla vita della contessa di Canossa. Il documento miniato in pergamena è la più antica delle dieci copie sopraggiunte fino a noi del poema ed è conservato alla Biblioteca Statale di Lucca. Il Codice è esposto nella mostra “I tesori dell’Abbazia” allestita proprio nell’Abbazia di Frassinoro da sabato 24 luglio a domenica 1 agosto.
Il Codice venne redatto nel 1234 su volere dell’Abate Ugo, superiore dell’Abbazia di Frassinoro, di nobile famiglia parmense e amante delle lettere e delle arti. Dai confratelli di Canossa si fece prestare il manoscritto originale di Donizone, che risaliva a circa un secolo prima e è oggi conservato presso la Biblioteca Apostolica Vaticana a Roma, e lo affidò alla pazienza del monaco Guido che vi lavorò per mesi nella sua cella del monastero.
Il “Codice Lucchese” imita il Codice originale Vaticano nel formato, nei titoli rossi, nelle iniziali alternate nel colore e staccate dal testo e dalle miniature. Quattro delle otto miniature presenti nel codice originale sono arrivate intatte fino a noi. La prima illustra la dedica del manoscritto di Donizone a Matilde; le altre descrivono scene legate ai Canossa: la consegna delle reliquie; la mutilazione del corpo di Sant’Apollonio; l’intervento di Matilde a Canossa in veste di mediatrice di pace nell’aspro dissidio che vedeva contrapposti l’imperatore Enrico IV e il pontefice Gregorio VII.
Poiché al manoscritto mancano alcuni fogli si può ritenere che esso fosse decorato anche con altre quattro miniature che, con molta probabilità, furono asportate da qualche “amatore”, rendendo così incompleto il testo poetico.
A Frassinoro il Codice rimane davvero poco. Già nel 1300 è documentato che si trova a Castelnuovo Garfagnana. Alla carta seconda, poi, vi è la nota di possesso di Bernardino Baroni che nel 1776 donò il codice alla BibIioteca del convento dei Domenicani di San Romano di Lucca, dal quale passò alla Biblioteca Pubblica di Lucca nel 1866, all’atto della soppressione degli ordini religiosi.