Provengono prevalentemente dai paesi dell’ex blocco sovietico, Polonia, Moldavia, Romania, i gruppi di artisti e architetti che daranno vita alla terza edizione di Going Public. Due gli italiani presenti: il modenese Franco Vaccari e il siciliano Aldo Runfola.
Vaccari, noto per i suoi viaggi verso l’Est, presenta la video installazione “L’altra via Emilia”, sul tema della comunità rumena a Modena, riunita intorno alla chiesa ortodossa, verso la via Emilia Est. L’altro lato della medaglia, dopo l’analisi sulla via Emilia Ovest, luogo di incontri notturni e di prostituzione.
Aldo Runfola, artista poliedrico e nomade, racconta il disagio di un mondo in cui tutto ha valore solo se quotato in borsa. Per Going Public realizza una inedita installazione, in cui le frasi di un testo teorico-filosofico sono riportate con lettere adesive sulle pareti dell’atrio della stazione centrale.
Il polacco Pawel Althamer è un artista che unisce spesso nelle sue installazioni misticismo politico e misticismo religioso. Al Dopolavoro ferroviario realizza una performance insieme a un gruppo di donne polacche, badanti, infermiere, assistenti domestiche, in una sorta di processione a cui fa da sfondo la modenese chiesa di San Pietro, luogo privilegiato dei loro incontri.
Gzregorz Klaman, polacco, è docente all’Accademia di Belle Arti di Danzica. L’artista è autore di una serie di bandiere modificate: una bandiera può essere onorata e difesa, area di discussione, di scambio e di ridefinizione dei simboli. Con questo approccio Klaman ha tenuto un laboratorio sul tema delle molteplici identità e simboli della “Nuova Europa”, con giovani artisti e studenti di Formigine. Gli elaborati saranno esposti durante l’intera durata della manifestazione.
E dalla Polonia viene anche il Medusa Group duo di architetti impegnato da tempo nel recupero e nella valorizzazione delle ex-miniere di carbone della Slesia, a sud del paese, zona di forte interesse socio-territoriale. Gli edifici post-industriali e le miniere ora in disuso vengono ripensati per nuovi utilizzi come centri culturali, cinema, teatri, biblioteche. A Modena presentano il progetto di un “cinema mobile”, un box per proiezioni allestito in un giardino pubblico, che ospiterà video-proiezioni d’artista.
Numerosi anche gli artisti romeni: il gruppo Version Magazine (Mircea Cantor, Ciprian Muresan, Gabriela Vanga) è ideatore del tabloid “Version Magazine”, realizzato raccogliendo testi, interviste, articoli, immagini su temi monografici come la libertà e la rivoluzione, i confini e i territori. In occasione di Going Public gli autori, in collaborazione con alcuni neo-laureati modenesi, hanno svolto una ricerca sugli articoli di giornali usciti sia Italia che in Romania dopo la caduta di Ceausescu, nel 1998. Ne esce uno spaccato di due società che cercano di incontrarsi, a volte senza comprendersi.
Calin Dan è presente con due opere: il video “Sample City” (proiezione speciale Cinema 7B) e l’installazione “Monuments & Ruins”. “Sample City” esplora la multiforme realtà urbana di Bucarest con la guida di un personaggio tratto da un antico racconto rumeno che percorre la città caricando una porta sulle spalle, simbolo di migrazione e di architetture mobili. L’installazione si ispira all’arrivo in Olanda dell’autore e alla sua iniziale curiosità per i supermercati, la quantità di prodotti, impensabile all’Est, gli allineamenti per generi e colori. Inizia a collezionare etichette che portano nomi di personaggi famosi e di uomini politici e da queste elabora immagini per una serie di poster in grande scala. A fare da sfondo è sempre l’ombra del piccione, invasore locale e simbolo di decadenza.
Due le opere anche per Razvan Ion che presenta i video “quite_quiet_minutes”, al Dopolavoro ferroviario, e “Recycle Mentality”, frutto della collaborazione con Bodgan Stanciulescu nei Critical Factor al Ketucon Phone center. Nel video, del 2003, elabora con colori brillanti e artificiali, tipici della propaganda, l’ultimo minuto di vita pubblica di Ceausescu, con masse di dimostranti nelle piazze di Bucarest. “Recycle Mentality”, del 2005, mostra ancora come il contrasto Est-Ovest si basa prevalentemente su fattori economici e sul consumismo.
Dan Perjovschi, intellettuale e artista concettuale, è tra i fondatori del periodico di Bucarest “Lettera 22” il maggiore organo di informazione culturale del paese. L’autore, che è noto per le sue ironiche figure a matita, ha prodotto per Going Public “East/West”, una raccolta di disegni su muro dal segno semplice e spontaneo, unito a una forte coscienza politica, che animerà le pareti del Dopolavoro ferroviario e le pagine della “Gazzetta di Modena”.
Sono presentate alla Stazione centrale le opere dei due artisti moldavi Pavel Braila e Stefan Rusu. Braila è l’autore del video “Shoes for Europe” che verrà proiettato alla Stazione Centrale. Il film si svolge nella stazione Ungheni, al confine tra la Moldavia e la Romania, dove le ruote dei treni dell’Est europeo vengono adattate ai binari dei paesi dell’Ovest, a scartamento differente mentre ai passeggeri vengono controllati i documenti. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, la stazione ha subito radicali cambiamenti, diventando un luogo della memoria e del passato, simbolo di una società a due velocità.
Rusu, presenta l’installazione “The Frunze Project”: Frunza, è un rivoluzionario russo, originario della Transnistria, il luogo da cui partì l’idea di annessione della Moldavia alla URSS. Frunza (che significa “foglia d’albero”) è lo spunto per ripercorrere la storia recente e lontana del paese e, seguendo i suoi percorsi, l’artista dà vita a un movimento pacifista e di salvaguardia delle aree verdi a Est della Moldavia, in una nuova rilettura del territorio che esorcizza la guerra.
Sono occidentali gli ultimi due artisti presenti alla rassegna. Atelier Van Lieshout è un gruppo di artisti e architetti di Rotterdam che da sempre lavora sul concetto di mobilità e di condivisione. Per Going Public presentano, al chiostro di Palazzo santa Margherita un progetto inedito: una struttura-chiosco-info point mobile, a memoria degli innumerevoli “Kiosk” che animano le vie e le piazze delle città dell’Est.
Ursula Biemann è svizzera. La sua opera, un’installazione esposta al chiostro di Palazzo Santa Margherita, si intitola “Black Sea File”: è una ricerca in divenire, che segue la costruzione del maggiore oleodotto europeo. Questa impresa, registrata dall’artista con video, fotografie e racconti, attraversa i confini europei, dal Mar Caspio al Mar Mediterraneo, in una sequenza di paesaggi sociali, umani e culturali.