Nonostante l’Emilia costituisca una zona marginale di coltivazione dell’olivo, l’interesse per questa pianta sta diventando sempre più forte grazie al reperimento di piante secolari e al loro studio. Nuovi impianti stanno nascendo nelle province emiliane di Modena, Parma, Piacenza e Reggio Emilia e sono sempre più numerosi gli agricoltori interessati a questa coltura. Inoltre, la tecnica colturale dell’olivo non è impegnativa risultando peraltro complementare a quelle tipiche della zona (spesso colture erbacee).
La buona riuscita dell’impianto prevede la protezione della coltura dai venti freddi del Nord, quindi non tutti i versanti collinari sono idonei per l’olivo, ma solo quelli ben orientati. Bisogna anche considerare che il prodotto ottenuto da questa olivicoltura è un “prodotto di nicchia”, sano e salutare, come tale riconosciuto e apprezzato dal consumatore sempre più attento ai principi essenziali dell’alimentazione.
La prospettiva interessante è, quindi, quella di poter ottenere il marchio di Denominazione d’origine protetta (Dop) per un olio con caratteristiche organolettiche esclusive e ristrette al territorio emiliano. L’olivo come pianta rappresenta, nel contempo, una specie di elevato pregio paesaggistico, quindi può essere impiegato in parchi e aree adibite alla conservazione del territorio e alla rivalutazione del paesaggio tipico italiano.