Yasuzo Nojima

Dal 26 marzo al 5 giugno al Fotomuseo Panini di Modena è visitabile la prima retrospettiva italiana dedicata Yasuzo Nojima, una delle più importanti figure della storia della fotografia moderna giapponese. In mostra 112 opere realizzate dal 1910 al 1953.

Da sabato 26 marzo (inaugurazione alle 16.30) a domenica 5 giugno il Fotomuseo Panini di Modena ospita la prima retrospettiva italiana dedicata al maestro della fotografia pittorica giapponese Yasuzo Nojima. La mostra, curata da Filippo Maggia e Chiara Dall’Olio, è realizzata con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena in collaborazione con il Fotomuseo Panini di Modena, il Museo Nazionale di Arte Moderna di Kyoto (MoMAK) e con il sostegno della Japan Foundation.

In esposizione 112 opere realizzate dall’artista dal 1910 al 1953, tra ritratti, paesaggi, composizioni e nudi femminili, tutte provenienti dal Museo Nazionale di Arte Moderna di Kyoto.

Yasuzo Nojima (Urawa 1889 – Hayama Isshiki 1964) è una delle più importanti figure della storia della fotografia moderna giapponese. La fotografia viene da lui interpretata come pura forma d’arte e il suo lavoro spazia dal pittorialismo degli anni Venti alla fotografia moderna con influenze Bauhaus degli anni Trenta, per concludersi con uno sguardo volutamente astratto dalla realtà negli anni del secondo conflitto mondiale.

Nojima è innanzitutto un grande interprete della luce, delle sfumature infinite prodotte sui volti e sulla pelle dei personaggi da lui ritratti, ma è soprattutto un interprete di anime. In contrasto con la debolezza fisica di cui l’artista ha sofferto per buona parte della vita, le sue fotografie sono dotate di una forza sorprendente: il soggetto ritratto esce dalla bidimensionalità della carta, si ha l’impressione che i corpi siano presenti, che se ne possa toccare la superficie. Gli sguardi delle donne, puntati spavaldamente verso l’obiettivo, sono diretti non solo al fotografo, ma allo spettatore. La sua visione racchiude in sé estetiche occidentali e sensibilità orientale, per un risultato finale che va ben al di là delle correnti artistiche di inizio Novecento, facendo dell’artista nipponico un maestro della fotografia internazionale.

Nojima inizia a fotografare e a dipingere nel 1906, e la passione per la fotografia rimane in lui sempre unita a quella per la pittura. I suoi lavori sono inizialmente caratterizzati da una densità di toni e da un’aria malinconica tipici del pittorialismo, dovuti da un lato ai procedimenti di stampa ai pigmenti utilizzati (soprattutto la stampa alla gomma e al bromolio) e dall’altro alla sua finissima sensibilità. Il periodo più fertile della produzione fotografica di Nojima coincide con gli anni 1930-33, il suo periodo modernista, quando vedono la luce le opere più belle: la serie di nature morte, gli splendidi nudi e ritratti datati 1930-1931 della “modella F”, fino al culmine del tagliente ritratto di Miss Chikako Hosowaka. Il suo stile cambia poi drasticamente, grazie alle influenze delle nuove tendenze della fotografia tedesca: abbandona completamente e repentinamente le tecniche pittorialiste e la stampa ai pigmenti, a favore della la gelatina a sviluppo al bromuro d’argento, pura, fredda, diretta. Le tensioni della Seconda Guerra Mondiale spostano l’attenzione dei fotografi giapponesi verso il reportage ma Nojima rimane fedele alla sua poetica e ai suoi soggetti preferiti, ovvero ritratti, nudi e nature morte, anche se le immagini degli anni quaranta e cinquanta, le ultime della sua attività, non brillano dell’originalità e della forza di quelle precedenti.

Nojima è conosciuto anche per essere stato un appassionato sostenitore dell’arte contemporanea del suo tempo: nel 1919-20 apre a sue spese la galleria “Kabutoya” a Tokyo dove espone artisti nazionali appartenenti alle nuove avanguardie d’ispirazione occidentale. Chiusa la galleria apre lo studio fotografico “Nonomija” che diviene il punto di riferimento della nuova generazione di fotografi giapponesi ispirati alla fotografia americana ed europea contemporanea. Negli anni Trenta organizza nel salone di casa sua mostre di celebri pittori come Ryuzaburo Umehara (1888–1986) e Ryusei Kishida (1891–1929), comportandosi da mecenate nei loro confronti. Fra il 1932 e il 1933 fonda insieme ad altri fotografi e ad un grafico, Hiromu Hara (1903-1986) la rivista di fotografia Kooga (Light Pictures/Immagini di luce 1932–33), che assume un ruolo importantissimo nella diffusione e sviluppo della fotografia moderna in Giappone, introducendo le teorie della straight photography di Stieglitz e della Bauhaus tedesca e fornendo un “luogo” di dialogo sulla fotografia per le nuove generazioni di artisti.

Il catalogo della mostra è edito da Skira.
La mostra è visitabile dal martedì alla domenica con orario continuato dalle 11 alle 19. Lunedì chiusura settimanale. L’ingresso è gratuito.

Per informazioni:
Fotomuseo Panini
tel. 059.224418
email info@fotomuseo.it

Pubblicato: 23 Marzo 2011