Vermeer. La ragazza alla spinetta e i pittori di Delft

Il 15 aprile si aprirà presso il Foro Boario a Modena la mostra dedicata al capolavoro di Vermeer

Il 15 aprile si aprirà presso il Foro Boario a Modena la mostra dedicata al capolavoro di Vermeer La ragazza alla spinetta, prestito prestigioso dalla National Gallery di Londra, avvenuto grazie ad uno scambio tra la Galleria Estense di Modena, che ha concesso in prestito il ritratto di Francesco I d’ Este del Velàzquez. La mostra rappresenta l’evento artistico più importante dell’anno, è promossa dalla Soprintendenza per il Patrimonio storico artistico e etnoantropologico di Modena e Reggio Emilia, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, dall’Istituto Universitario Olandese di Storia dell’Arte di Firenze e dallo Stedelijk Museum Het Prinsenhof di Delft.

Nell’esposizione modenese viene presentato il dipinto La ragazza alla spinetta, eseguito dall’artista verso la fine della sua vita, nei primi anni del settanta, raffigura un soggetto amato da Vermeer e dai pittori suoi contemporanei,ricco di implicazioni moraleggianti o edificanti e allusive alle tentazioni amorose. Ora per la prima volta in assoluto mostrato al pubblico italiano.
Fanno da corona al dipinto di Vermeer gli oggetti che l’artista raffigura nel quadro, due spinette prodotte dalla celebre ditta anversese dei Ruckers, provenienti una dal Gemeentemuseum dell’Aia, l’altra dalle collezioni del Castello Sforzesco di Milano, una viola da gamba, il dipinto di Baburen incluso dal Vermeer nella sua tela, importante per la spiegazione del significato allegorico, e le ceramiche di Delft. La mostra si dipana attraverso dipinti di pittori contemporanei di Vermeer operanti a Delft, quali Pieter De Hooch, Jan Miense Molenaer, Hendrick Cornelisz Vroom, Hendrick Cornelisz van Vliet, Jacob Ochtervelt, Willem van Aeltst, Egbert van der Poel, Paulus Potter, Balthasar van der Ast, Jan van der Heyden, le cui vedute della città di Delft, dei cortili, degli interni di case, dei paesaggi offrono uno spaccato della temperie culturale della società olandese.
 
La mostra, curata da Bert W. Meijer, direttore dell’Istituto Universitario Olandese di Storia dell’Arte di Firenze e cattedratico all’Università di Utrecht, e da Maria Grazia Bernardini, già soprintendente al Patrimonio storico artistico e etnoantropologico di Modena e Reggio Emilia, raccoglie un numero selezionato di opere ed ha il privilegio di presentare in Italia dopo più di mezzo secolo uno dei momenti d’oro dell’arte olandese, intorno al grande capolavoro del Vermeer.
 
A seguito del clima spirituale e culturale diffusosi nelle terre olandesi nel corso del Cinque e Seicento, determinato dalla sempre maggiore penetrazione della riforma protestante, che, a parte conseguenze ben più consistenti nella vita sociale, comportò anche la scomparsa delle immagini sacre dagli edifici religiosi. Gli artisti olandesi si interessarono alla rappresentazione di soggetti profani, alla vita quotidiana, alle scene familiari o conviviali, al paesaggio, alla natura morta, ai ritratti; per lo più i loro dipinti erano destinati ad un collezionismo privato e pertanto di piccole dimensioni, adatti ad ornare le pareti di abitazioni domestiche.
Nel 1632 nacque a Delft Johannes Vermeer, uno dei più grandi artisti di tutti i tempi, già in vita molto amato e ricercato, e sempre, nel corso dei secoli, apprezzatissimo. Ammirato da Proust, esaltato da William Burger (“Lo splendore, l’energia, la finezza, la varietà, l’imprevisto, la bizzarria, non so che di raro e di seducente, egli possiede tutti codesti doni dei più audaci coloristi, per i quali la luce è una inesauribile maga”) e da Van Gogh, Vermeer è un artista straordinario, che trasforma le raffigurazioni delle scene di genere, che gli altri artisti, con particolari pittoreschi e aneddoti, rendono borghesi e domestiche, in interpretazione lirica della realtà umana, “sogno di realtà perfette” attraverso una composizione essenziale fatta di linee geometriche, attraverso una atmosfera calma e sospesa, priva di ogni agitazione e particolarismo, attraverso un uso sapiente di luce e colore.
Pubblicato: 04 Aprile 2007