Nessuna lista di proscrizione per i libri e le opere del pensiero, ma l’impegno “a difendere e tutelare la libertà di insegnamento come cardine fondamentale della trasmissione della cultura e dei valori della democrazia”. Lo afferma il Consiglio provinciale di Modena che nei giorni scorsi ha approvato un documento, proposto dalla maggioranza di centrosinistra, per condannare l’iniziativa della Regione Lazio. L’ordine del giorno è stato approvato anche con il voto di Rifondazione comunista, mentre An, Forza Italia e Lega Nord ha votato contro.
E’ stato bocciato, invece, l’ordine del giorno proposto dal capogruppo di An Cesare Falzoni (a favore anche Forza Italia e Lega Nord) nel quale si criticava la “logica illiberale” del libro di testo obbligatorio (“epigono del totalitarismo culturale del pensiero catto-comunista”) e si dichiarava l’appoggio alle iniziative che contrastano la diffusione di opere “redatte per fini di parte e propagandistici”.
Mauro Biondi (Ppi) ha ribadito che la scelta dei libri di testo debba essere affidata gli organi collegiali della scuola (“non può essere delegata ai “saggi” scelti dai politici”) e ha criticato il tentativo di introdurre elementi di totalitarismo. Tema ripreso anche da Mauro Cavazzuti (Democratici) che ha trovato “preoccupante il tentativo dei politici di decidere qual è la storia buona e quella cattiva”. Per Cavazzuti, invece, bisogna sviluppare lo spirito critico “attraverso la dialettica tra studente e docente”. Concetti sviluppati anche da Maino Benatti e Andrea Sirotti (Ds), mentre Giuseppe Vaccari (Ds) a invitato a utilizzare più fonti per arricchire l’offerta didattica e la lettura degli avvenimenti.
“I libri di testo non sono comunisti, purtroppo salvo rare eccezioni” ha affermato ironicamente il capogruppo di Rifondazione Alfredo Silvestri ricordando che sarebbe opportuno studiare la storia de popoli e non quella dei condottieri. “Una commissione di politici che guarda i libri? E chi guarda la commissione?” si è domandato Silvestri.
Diverse le posizioni del Polo. Falzoni ha citato esempi “di una storia scritta distinguendo con la menzogna tra buoni e cattivi”. Giorgio Barbieri (Lega Nordd), dopo aver ricordato le vicende del Triangolo della morte, ha proposto uno studio della storia attraverso il confronto e il dibattito: “Ognuno porti il libro che vuole e la classe si trasformi in laboratorio”. Per Dante Mazzi (Forza Italia) ha giudicato opportuna la revisione dei libri di storia (“i primi censori sono a sinistra”) sottolineando le contraddizioni “di chi nel ’68 criticava la centralità del docente e oggi sostiene il contrario”.