Il 27 gennaio 1945 venne liberato il campo di Auschwitz. E’ a quella data, a quei cancelli che si abbattono in uno dei tanti luoghi dell’Orrore, che fa riferimento la ricorrenza del “Giorno della memoria”, istituito per la prima volta quest’anno come occasione per ricordare lo sterminio e le persecuzioni del popolo ebraico e la tragedia della deportazione nei campi nazisti. A Modena, con il coordinamento della Prefettura e della Provincia, è stato predisposto un programma di iniziative e un manifesto che, con una grafica che richiama il linguaggio informatizzato accostata a un’immagine storica, rappresenta un invito rivolto in particolare ai giovani: “Accendi la memoria. Per favore”.
A tutti gli studenti dell’ultimo anno delle superiori, inoltre, verrà distribuito in questi giorni un pieghevole che, con lo stesso slogan, propone alcuni dati storici e in particolare la “geografia della memoria” nel territorio modenese: dal campo di Fossoli a Carpi a Villa Emma di Nonantola, dalla Sinagoga di Modena al Museo della Repubblica partigiana di Montefiorino, fino al Palazzo Ducale di Sassuolo, al Museo storico di Montese e al cimitero ebraico di Finale Emilia.
Hanno partecipato alla definizione delle iniziative, realizzate sotto l’alto patrocinio della Presidenza della Repubblica, i Comuni, l’Istituto storico, l’Associazione nazionale ex internati di Modena, la Comunità ebraica di Modena, il Provveditorato e l’Università.
“L’importanza di questa giornata che si colloca in una dimensione europea – commentano i promotori – ci porta anche a riflettere sulla nostra storia, nazionale e locale, per tentare di ripercorrerne i luoghi e i momenti che meglio indicano il ruolo giocato dal nostro paese nel corso di quegli eventi. Senza dimenticare che è necessario riflettere su fenomeni che, pur nella loro profonda diversità, ancora oggi accadono otto il segno del razzismo, della violenza e delle sopraffazione”.
Tra il 1943 e il 1945 in Germania vennero deportati circa 800 mila italiani: 650 mila internati militari destinati al lavoro forzato così come i 100 mila civili vittime dei rastrellamenti; 7.013 ebrei e oltre 40 mila tra oppositori politici partigiani, lavoratori accusati di aver scioperato.
I dati su Modena sono imprecisi. Gli internati militari dovrebbero essere circa 17 mila, mentre 600 sono i deportati per motivi politici, religiosi o razziali.