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Reti ecologiche
Gli animali e le piante tendono generalmente
ad insediarsi e a formare popolazioni stabili negli habitat a loro più adatti
per poi diffondersi nel territorio circostante alla ricerca di nuove
aree dove stabilirsi al fine di procurarsi il cibo, trovare luoghi adatti
alla
riproduzione o sfuggire a situazioni divenute ostili.
La capacità delle
popolazioni animali e vegetali di migrare e di colonizzare nuovi siti
ne garantisce la soprawivenza anche quando la loro presenza nelle aree
d’origine viene a trovarsi in pericolo. Il continuo spostamento
di individui appartenenti a popolazioni diverse, inoltre, ne aumenta la
variabilità genetica contribuendo a ridurne la probabilità di
estinzione locale.
Come le società umane abitano città e
paesi e si spostano attraverso corridoi preferenziali quali strade e ferrovie,
così piante ed animali occupano i loro habitat muovendosi e propagandosi
lungo elementi di connessione costituiti, nelle pianure europee, da siepi,
filari, fasce boscate e corsi d’acqua. In questi loro movimenti
sono tuttavia ostacolati dalla mancanza di continuità di queste
connessioni per la presenza di aree ad agricoltura intensiva, infrastrutture
di vario genere e centri abitati.
Le diverse popolazioni vegetali e animali
non possono e non devono, quindi, essere considerate delle entità confinate,
per le quali è sufficiente preservare alcune “isole di natura”,
ma piuttosto delle componenti di un ecosistema più ampio per la
soprawivenza del quale è necessaria un’adeguata dotazione
di naturalità diffusa.
Purtroppo, nelle zone più popolose,
le aree naturali si sono ridotte drasticamente in termini di quantità e
varietà e tendono ad essere sempre più isolate le uno dalle
altre. lì risultato di tutto ciò è la presenza di
piccoli frammenti di habitat naturali e seminaturali immersi in un “mare” di
ambienti artificiali, barriere insormontabili per animali e piante. È quindi
essenziale che i frammenti rimasti vengano tutelati e messi in collegamento
tra loro con la creazione di passaggi e vie di connessione, studiati e
realizzati con l’obiettivo di formare una rete di elementi naturali
che possa convivere con gli ambienti utilizzati dall’uomo per l’agricoltura,
gli insediamenti e le infrastrutture.
Gli elementi della rete. Le reti ecologiche
sono stmtture complesse costituite da diversi elementi così articolabili:
- nodi: aree dove sono concentrate il maggior numero di
specie o quelle considerate più rare e minacciate. Sono rappresentati
non solo da aree protette di vario genere ma anche da altri ambienti
naturali
e seminaturali. Un bosco o uno stagno, per esempio, possono essere
considerati dei nodi;
- aree cuscinetto: fasce che circondano i nodi e li proteggono
da alcuni impatti. Sono aree importantissime, in quanto molte specie
tendono
a concentrarsi proprio lungo il perimetro dell’area di nodo per
muoversi poi nel territorio circostante alla ricerca di cibo o di
ulteriori spazi;
- corridoi: elementi naturali che favoriscono gli spostamenti
delle specie tra i nodi. Sono costituiti in primo luogo dai corsi
d’acqua
-elementi complessi a loro volta costituiti da alveo, aree golenali,
argini ed aree esterne funzionalmente connesse al fiume - e, in secondo
luogo,
da siepi, fasce boscate o a prato, filari ed altri elementi naturali
e seminaturali del territorio rurale;
- aree d’appoggio (stepping
stones): aree naturali e seminaturali di piccola dimensione che, non
essendo abbastanza grandi per poter svolgere la funzione di nodo, sono
tuttavia
in grado di offrire rifugio o nutrimento ad alcune specie, andando
così a
costituire un supporto per il trasferimento di organismi tra i nodi.
Un ambiente ad ostacoli. I nodi e i pochi corridoi ecologici
esistenti sono
spesso interrotti da realtà che rendono difficile, se non impossibile,
il passaggio degli animali. Le interruzioni più frequenti delle
reti ecologiche sono costituite da:
- aree urbane: l’assenza di
habitat adeguati, le superfici quasi completamente impermeabilizzate,
la massiccia presenza dell’uomo, il disturbo provocato dal traffico
e dalla densità degli edifici rendono i centri abitati ostili
anche al solo passaggio degli animali;
- aree ad agricoltura intensiva: le
pratiche dell’agricoltura meccanizzata e la diffusione delle monocolture
intensive su vaste superfici non lasciano spazio ad alberi, siepi ed
altri luoghi di rifugio per la fauna selvatica. Inoltre l’uso di
fertilizzanti e pesticidi di sintesi, indispensabili nelle monocolture
intensive, tende
a ridurre il numero di specie presenti nel suolo e nei vicini fossi e
scoline;
- strade e ferrovie: le infrastrutture viarie costituiscono
barriere a volte insormontabili, soprattutto per specie come anfibi,
rettili e
piccoli mammiferi. Il disturbo provocato da un’autostrada può causare
la riduzione del 39% degli uccelli nidificanti in una fascia di 700 metri
ad essa contigua. Anche il traffico ha gravi responsabilità: infatti èsufficiente
il passaggio di una vettura al minuto per eliminare il 90% degli anfibi
in migrazione durante il periodo riproduttivo;
- canali cementificati:
i corsi d’acqua artificializzati, con sponde lisce e ripide, possono
costituire una barriera o una trappola mortale per molte specie animali;
- linee elettriche: i cavi aerei possono causare la morte
degli uccelli sia per collisione che per folgorazione; per alcune specie
di grandi
dimensioni è stato
registrato un numero di vittime pari al 75% della popolazione locale.
La Provincia di Modena, nell’ambito del Progetto Europeo Life “Econet”,
ha definito la rete ecologica della pianura modenese e sta attivando
le azioni per la sua realizzazione.
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Una rete ecologica è l’insieme degli spazi
naturali o seminaturali e degli elementi del territorio che ne
assicurano
la connessione, consentendo la vita e la diffusione delle specie
selvatiche animali e vegetali.
La rete ecologica della pianura modenese. |
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