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Comunicato stampa N° 742 del 28/06/2001

i dati sugli esiti professionali dei diplomati 1995-1997
2 su tre lavorano, soprattutto tecnici, il resto studia

Il 59 per cento degli studenti modenesi che si sono diplomati nel 1997 ha trovato un lavoro, il 40 per cento studia e solo l’1 per cento a tre anni dal diploma è in cerca di occupazione. Tra quelli che lavorano, la metà è impiegato o tecnico intermedio, il 26 per cento operaio e quasi il 7 per cento lavora in proprio. Come giudicano il proprio lavoro? Sono mediamente soddisfatti, ritengono di avere buone possibilità di carriera, ma si lamentano del poco tempo libero.

E’ questo il quadro che emerge da una ricerca sugli esiti di lavoro e studio dei diplomati modenesi nel triennio 1995-1997, condotta nel 2000 dalla Provincia di Modena. La ricerca sarà presentata nel corso del convegno sui nuovi assetti dell’amministrazione scolastica che si svolge nel pomeriggio di oggi, giovedì 28 giugno, alla Camera di commercio di Modena.

Attraverso la tecnica dell’intervista telefonica, alla quale hanno risposto otto ragazzi su dieci, sono stati contattati tutti i diplomati di tre anni consecutivi: 4449 del 1995, 4259 del 1996 e 3840 del 1997.

"Destinatari della ricerca sono soprattutto i giovani – afferma Claudio Bergianti, assessore provinciale all’Istruzione – per consentire loro una analisi delle opportunità dopo il diploma".

I diplomati al lavoro. Dai dati sui diplomati del 1997 emerge che il 43 per cento dei diplomati occupati sono impiegati nell’industria manifatturiera (9,7 per cento nella meccanica, 7 per cento in ceramica e quasi il 5 per cento nel tessile), il 47 per cento nei servizi (16 per cento nel commercio, il 7,9 per cento in attività professionali, il 3,9 per cento nell’intermediazione finanziaria e l’1,4 per cento nella pubblica amministrazione). La provenienza scolastica dei diplomati nel 1997 nelle principali categorie professionali, evidenzia che il 47,9 per cento degli impiegati provengono da un istituto commerciale, il 32 per cento dei tecnici da un istituto tecnico industriale, ma il 22 per cento degli imprenditori e dirigenti ha conseguito il diploma professionale (vedi tabella allegata).

Il gradimento per il lavoro, da 1 a 10, è stato valutato, in media, con un 8. Moderatamente positivo, invece, il giudizio soggettivo dei diplomati sulla formazione scolastica ottenuta (voto medio 6,6).

Dal punto di vista della corrispondenza tra studi e lavoro svolto offrono ottimi sbocchi gli istituti professionali in genere, l’indirizzo per tecnico di ceramica, tecnico delle industrie meccaniche, delle industrie elettriche e elettroniche e l’indirizzo di informatica; un po’ meno l’indirizzo professionale commerciale e il diploma sociopsicopedagogico: trovano tutti lavoro, ma non sempre in settori coerenti con il curriculum di studi.

I diplomati all’università. Tra i diplomati del 1997 che hanno continuato gli studi (il 40 per cento) il 30 per cento ha scelto una facoltà umanistica, 15 percento Economia, 15 per cento Ingegneria, 10 per cento l’area giuridica e 9 per cento l’area medica.

Anche i diplomati degli istituti professionali che proseguono gli studi (nel 1997 solo il 7 per cento) preferiscono le facoltà umanistiche (scelte dal 40 per cento); i diplomati degli istituti tecnici che proseguono gli studi (il 26 per cento) si distribuiscono in misura uguale, 20 per cento ciascuna, nelle facoltà di Economia, Ingegneria e in quelle umanistiche. Terminati gli studi i neodiplomati degli istituti tecnici industriali (proseguono il 21 per cento) scelgono soprattutto Ingegneria (il 51 per cento), la metà dei diplomati degli istituti commerciali che proseguono gli studi (il 24 per cento) preferiscono Economia e commercio, mentre dopo gli istituti d’arte (va all’Università il 17 per cento) un diplomato su tre sceglie le facoltà umanistiche; dopo il liceo scientifico circa l’80 per cento prosegue gli studi, soprattutto nelle facoltà di Ingegneria, Economia e l’area umanistica. Dopo il liceo classico proseguono gli studi quasi il 90 per cento e scelgono nel 42 per cento dei casi le facoltà umanistiche, poi l’area giuridica. Un ultimo dato interessante emerge dalla condizione degli studenti: quasi uno su tre svolge lavori occasionali, a part time ma anche a tempo pieno.

"La ricerca – aggiunge Bergianti – ci permette di capire dove intervenire per rafforzare il legame tra scuola e territorio, tra indirizzi di studi e esigenze del mercato del lavoro".

La ricerca, infine, presenta i dati di un recente studio sulle richieste di manodopera da parte delle imprese modenesi dalla quale emerge che, essenzialmente per motivi demografici, il fabbisogno di tecnici è largamente superiore rispetto all’offerta del sistema formativo locale.

ProprietÓ dell'articolo
data di creazione: giovedý 28 giugno 2001
data di modifica: giovedý 25 agosto 2005