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24 novembre 2009

Jindrich Štyrský

Al Fotomuseo Panini di Modena dal 12 dicembre 2009 al 28 febbraio 2010 è in programma una mostra dedicata a Jindrich Štyrský, uno dei membri fondatori del movimento Surrealista Cecoslovacco. In esposizione oltre 100 foto del 1934 e 1935 che sono state poi oggetto di censura.

Immagine corrente
Da sabato 12 dicembre 2009 a domenica 28 febbraio 2010 il Fotomuseo Giuseppe Panini in via Giardini 160 a Modena ospita la mostra “Na jehlách techto dní” (in inglese “On the Needles of these days”, traduzione letterale in italiano “Sugli aghi di questi giorni”), dedicata a Jindrich Štyrský, uno dei membri fondatori del movimento Surrealista Cecoslovacco. Nel corso della sua breve vita Jindrich Štyrský (1899-1942) è stato pittore, poeta, editore, fotografo, e artista grafico, autore di collages, illustratore di copertine e libri.

Al Fotomuseo Panini vengono esposte oltre 100 foto risalenti al 1934-35, un periodo in cui l'eclettico artista ceco esplorava per la prima volta questo medium, che avrebbe poi utilizzato fino al 1938. Manichini, cimiteri, fiere, vetrine di negozi, oggetti curiosi e bizzarri come dispositivi protesici e attrezzature per parrucchiere, decontestualizzati e proiettati in una dimensione onirica. Štyrský si esprime in un linguaggio che procede per libere associazioni e automatismi, dove i collegamenti tra gli oggetti sono apparentemente illogici, ma, proprio come accade nei sogni, fanno riferimento ai più profondi desideri dell'uomo, alle sue paure, alle inquietudini, alle speranze.

Il nucleo principale della mostra modenese è costituito dai due cicli fotografici del 1934 “Mu× s klapkami na ocích” (Man with blinkers; Uomo coi paraocchi) e “Äabí mu×” (Frog man; Uomo rana), a cui si aggiunge anche il ciclo del 1935 “Parí×ské odpoledne” (Paris Afternoon; Pomeriggio Parigino).

I due cicli fotografici del 1934 vengono presentati nella prima mostra organizzata dal Gruppo Surrealista Ceco nel 1935. Oltre a Štyrský i membri di questo movimento sono stati la pittrice Toyen, che ha vissuto con lui a Parigi dal 1924 al 1928, Vítezslav Nezval, Konstantin Biebl, Bohuslav Brouk, Karel Teige e Jindrich Heisler. Nel tempo il movimento ceco non è rimasto legato al periodo d'oro del surrealismo classico degli anni '30 in Francia, ma ha attraversato anche nei decenni successivi varie trasformazioni, passando dalla clandestinità della guerra mondiale a quella del periodo socialista, per poi riemergere nel corso degli anni '60 e ritornare infine alla clandestinità nei decenni della normalizzazione. A livello mondiale il movimento surrealista è di gran lunga il più longevo fra le avanguardie storiche, e la sua diffusione capillare ha reso la sua storia molto variegata. A Praga il movimento surrealista esiste tuttora e ha ritrovato nuova linfa nelle geniali opere cinematografiche del regista Jan Švankmajer.

Storicamente il Surrealismo è un movimento culturale che ha coinvolto le arti visive, la letteratura e il cinema. Il principale teorico di questa corrente artistica è stato il poeta André Breton, che nel suo Manifesto del Surrealismo ha dato voce all'ansia di libertà sociale e politica, e ha definito il Surrealismo come un movimento artistico e letterario in cui il sogno e l'inconscio hanno un ruolo fondamentale, in cui sono importanti la dimensione onirica, il groviglio oscuro delle pulsioni e frustrazioni, gli stati allucinatori, così come la liberazione delle potenzialità immaginative dell'inconscio per il raggiungimento di uno stato conoscitivo "oltre" la realtà. I principali esponenti del Surrealismo sono considerati Jean Arp, Luis Buñuel, Salvador Dalì, Max Ernst, Alberto Giacometti, René Iché, René Magritte, Roberto Matta, André Masson, Joan Mirò, Man Ray e Yves Tanguy.

La mostra del Fotomuseo Panini è accompagnata da frammenti poetici sciolti di Jindrich Štyrský, pubblicati postumi nel 1946 in “Jindrich Štyrský: Poesie”. Nel 1941, un anno prima della sua morte, viene predisposta una versione illegale di “Na jehlách techto dní”, comprendente una selezione dai suoi cicli fotografici degli anni '30, accompagnata da testi del giovane poeta Jindrich Heisler. Si tratta di un classico della storia della fotografia, in cui le foto evocative e disturbanti di Styrsky si completano perfettamente con le composizioni di Heisler. E' una meditazione sul tema della guerra, un teatro dell'assurdo che esprime un'atmosfera di alienazione, repressione e ansietà. Un’edizione legale del libro, da cui è tratto il titolo della mostra modenese, appare solo dopo la guerra. Il libro di Štyrský viene nuovamente censurato in seguito all’occupazione comunista della Cecoslovacchia nel 1948, e vengono censurate anche le sue altre pubblicazioni, tra cui alcuni volumi illustrati di narrativa erotica. Jindrich Štyrský muore a Praga il 21 marzo 1942 all'età di 43 anni, a causa di una patologia cardiaca ereditaria.

La mostra è stata realizzata dal Fotomuseo Giuseppe Panini di Modena in collaborazione con UPM (Umeleckoprumyslové museum v Praze, Museo di Arti Decorative di Praga, da cui provengono le foto di Štyrský) e la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, e si collega idealmente con un'altra mostra, “Storia Memoria Identità: fotografia contemporanea dall’Est Europa”, organizzata contemporaneamente all’Ex Ospedale Sant’Agostino. Per l'occasione è stato pubblicato anche un catalogo con testi di Jan Mlcoch e Lucie Vlcková (entrambi del Museo di Arti Decorative di Praga), curatori della mostra in collaborazione con Chiara Dall’Olio e Roberta Russo (del Fotomuseo Panini).

L'orario di visita è nei giorni feriali dalle 9.30 alle 12 e dalle 15 alle 17, sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19, chiusura settimanale il lunedì. Il 25 dicembre e l'1 gennaio orario solo pomeridiano dalle 15 alle 19. L'ingresso è gratuito, l'inaugurazione è prevista sabato 12 dicembre alle 11.

Il Fotomuseo Panini di Modena è il frutto dell’evoluzione dell’esperienza delle Raccolte fotografiche modenesi nate nel 2001. Il nucleo principale della collezione conta oltre 200mila fotografie che documentano ogni aspetto della storia di Modena dagli ultimi decenni dell'Ottocento fino alla fine della Seconda Guerra mondiale. Il Fotomuseo ha un patrimonio di un milione e mezzo di foto storiche, duecentomila cartoline italiane e straniere, quattromila volumi sulla fotografia e la storia locale, oltre 80.000 fotografie digitalizzate e consultabili attraverso il sito. Dotato di ben 130 metri quadrati di ambienti per la conservazione delle raccolte a condizioni microclimatiche controllate, il Fotomuseo conta anche una delle piu' ampie collezioni italiane di cartoline regionali, italiane e di carattere militare.
ProprietÓ dell'articolo
autore: Editoria e Web
fonte: Ufficio Stampa
data di creazione: martedý 24 novembre 2009
data di modifica: martedý 24 novembre 2009