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6 novembre 2006

La “rezdora”, patrimonio a rischio d’estinzione

Con Slow Food una ricerca per salvare le tradizioni e recuperare la nostra cultura identitaria

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C’era una volta la “rezdora”, la reggitrice del desco familiare, la massaia-governante-cuoca che amministrava con oculatezza e sapienza le risorse alimentari di casa. Se la cucina modenese è diventata un simbolo internazionale del mangiar bene, in gran parte il merito è suo. Ma è sempre più difficile trovarle, le rezdore. Nel giro di pochi anni, quindi,  si rischia di veder scomparire quel patrimonio di tradizione, di cultura, di “saper fare” che per secoli hanno custodito.

“Storie di Terra e di Rezdore” è il titolo di un progetto promosso dalla Provincia di Modena e realizzato da Slow Food Italia che ha l’obiettivo di recuperare questo tesoro di conoscenze ed esperienze. Un gruppo di lavoro coordinato da Slow Food Emilia Romagna e dalla Condotta di Modena ha svolto nei mesi scorsi un lavoro capillare di ricerca e selezione dei protagonisti di questo percorso in tutto il territorio provinciale.

Un Comitato scientifico ha poi vagliato centinaia di segnalazioni arrivate dalle fonti più disparate: consorzi di tutela dei prodotti tipici, associazioni culturali,  ristoratori ma anche polisportive, pro-loco, parrocchie del territorio, semplici cittadini.

Alla fine sono stati selezionati oltre 160 personaggi in grado di ricostruire le mille sfaccettature della cultura contadina ed enogastronomica modenese: agricoltori, allevatori, pastori, beccai, casari, cuoche, mondine, pescatori, cantori, sacerdoti, raccoglitori ed artigiani, protagonisti di un inedito viaggio dalla terra alla cucina.

La prima parte del progetto è stata presentata al Salone del gusto di Torino.

«Abbiamo voluto fare questa operazione di recupero della nostra cultura identitaria – spiega il presidente della Provincia di Modena Emilio Sabattini – pensando non a un bel documentario da mettere in archivio, ma ad uno strumento vivo, dinamico, proiettato verso il futuro. Vogliamo trasferire questo patrimonio recuperato alle nuove generazioni, dai ragazzini delle scuole primarie agli studenti degli istituti professionali della ristorazione. Vogliamo utilizzarlo anche per accompagnare i nostri prodotti gastronomici all’estero, perché questa terra non produce solo “cose” ma anche cultura del mangiare».

«E’ un’esperienza in linea con lo spirito di Terra Madre – commenta Alberto Adolfo Fabbri, presidente di Slow Food Emilia Romagna, a capo del Comitato scientifico che ha condotto la ricerca – che può facilmente diventare un format da impiegare anche in altre realtà territoriali, con l’obiettivo di costruire una sorta di enciclopedia della memoria fatta dai protagonisti della filiera enogastronomia».  
ProprietÓ dell'articolo
autore: Editoria e web
fonte: Ufficio stampa
data di creazione: lunedý 6 novembre 2006
data di modifica: lunedý 6 novembre 2006