

La
storia della Via Bibulca è legata alle innumerevoli vicende che, dallantichità,
interessarono la media valle del Secchia - il territorio, cioè, che
costituisce il sistema vallivo e fluviale Secchia-Dolo-Dragone. La zona fu
area privilegiata di insediamento a partire dal 2000 a.C., periodo nel quale
i bacini superiori dei fiumi Secchia e Scoltenna erano abitati dai Friniati,
una tribù facente parte della popolazione dei Liguri. Questi, ribelli
e bellicosi, assieme a gruppi di Celti giunti da nord nel IV secolo, impegnarono
Roma in una guerra durata ventanni, prima di essere sconfitti nel 175
a.C., come racconta Tito Livio. Durante la guerra i Romani realizzarono unimportante
rete viaria, che consentì loro di accerchiare queste popolazioni per
poi sottometterle. La successiva colonizzazione, ad opera dei legionari romani
ai quali le terre erano state donate al termine della carriera, comportò
lo sviluppo del commercio e dei legami fra la montagna e le città.
Sia i Friniati (i quali sovente spingevano le loro razzie fino a Lucca e a
Pisa), sia i Romani (efficienti organizzatori del territorio) cominciarono
a praticare una serie di sentieri, tra cui in particolare, una direttrice
in seguito indicata Via Bibulca - via, cioè, che permetteva il passaggio
di una coppia di buoi. Con larrivo dei barbari le vie di transito persero
importanza: linvasione longobarda determinò comunque la necessità
di poter contare su un sistema viario che consentisse il collegamento con
la Toscana anche lungo questo versante appenninico.
La scure prendi su, Lombardo,
da Fiumalbo e Frassinoro!
Il vento ha già spiumato il cardo,
fruga la tua barba doro.
Giovanni Pascoli, Il boscaiolo Canti di Castelvecchio
Con Liutprando, nella prima metà dellVIII secolo, venne aperto
il valico del Passo delle Radici per poter collegare la montagna modenese,
strappata ai Bizantini, con i possedimenti longobardi della Garfagnana. La
Via Bibulca conobbe, tuttavia, il suo periodo di massima importanza sul finire
dellXI secolo, a partire dalla fondazione dellAbbazia di Frassinoro
(1071), ad opera di Beatrice, madre di Matilde. La sua costruzione fu dettata
anche da ragioni politiche di controllo del territorio, facilitato dalla presenza
di una delle più importanti strade del medioevo. Di fatto ledificazione
dellAbbazia determinò la caduta di prestigio della Pieve di Rubbiano,
alla quale fino ad allora era spettata la riscossione dei pedaggi e la manutenzione
della strada. Limportanza della Via Bibulca crebbe poi ulteriormente
con la costruzione degli ospizi di S. Geminiano (del quale oggi non rimane
nulla) e di San Pellegrino in Alpe, eretti per assicurare il ristoro lungo
il percorso ormai frequentemente battuto. A questultimo ospizio è
legata la leggenda del Santo Pellegrino. Figlio del re di Scozia, dopo aver
rinunciato alle ricchezze, si trasferì sullAppennino dove riuscì
ad ammansire le fiere che infestavano quella terra inospitale e a vincere
le forze maligne del diavolo. Alla sua morte sia gli Emiliani sia i Toscani
rivendicarono il diritto di custodirne il corpo, il quale, allora, fu posto
su di un carro a cui furono attaccati due indomiti tori, uno modenese e laltro
lucchese. Questi partirono di corsa, per fermarsi esattamente sul confine
tra le due province - dove oggi sorge la chiesa del Santo - e niente fu in
grado di muoverli. Lepisodio sembra giustificare la collocazione del
confine tra le province di Modena e Lucca esattamente a metà del santuario.
Nei secoli che seguirono, la Via Bibulca mantenne la sua importanza quale
via di collegamento con la Toscana. Nel XVIII secolo, sotto il ducato estense,
furono eseguite diverse opere riguardanti la viabilità transappenninica,
tra le quali la realizzazione della via Vandelli. A questa via vengono attribuiti
diversi percorsi uno dei quali ricalcava il tratto sommitale della Via Bibulca.
Con la successiva realizzazione della via Giardini, sul finire del XVIII secolo,
questa strada fu poi definitivamente abbandonata.